BORMIO – La situazione del turismo della montagna nei dati del 2009, le prospettive per il prossimo anno ed insieme le iniziative, i programmi e le proposte che il ministero del turismo sta cercando di portare avanti proprio a sostegno della principale attività economica della nostra valle. Ecco il testo dell’intervento fatto dal ministro Michela Brambilla al Forum sul turismo invernale di Bormio del 6 febbraio 2010.
I dati che oggi vi presentiamo, ovvero il consuntivo sulla stagione turistica 2009 e le stime riguardo quello che potrà essere l’andamento del mercato nel 2010, confermano le sostanziali capacità di tenuta di questo settore economico, direi forse l’unico che abbia saputo superare la pesante crisi che ha sconvolto i mercati per più di un anno e mezzo senza subire significativi contraccolpi sul versante occupazionale.
Il 2009, infatti, si è chiuso con un calo complessivo di presenze di un solo 3,1%, che è davvero poca cosa rispetto a quel che è accaduto, invece, in altri paesi europei dove la flessione non è stata mediamente inferiore al 10-15%.
L’Italia ha tenuto a mio avviso per la duttilità dimostrata da molte imprese nell’adottare una politica di prezzi in grado di soddisfare al meglio le esigenze dell’utenza in questa difficile congiuntura. L’esempio più significativo in questo senso, è quanto hanno saputo fare le strutture ricettive che operano proprio sulle nostre Alpi. Ma ha tenuto anche per un sistema d’offerta che, per qualità, quantità e varietà di servizi, continua ad essere in molte regioni d’Italia fortemente concorrenziale rispetto a quello di altri paesi. Aggiungo il particolare di una crescita della domanda interna che ha compensato le più che prevedibili flessioni, dovute alla crisi, che avrebbe registrato l’incoming estero.
Sono felice di poter dire qui, a Bormio, tra le montagne della Valtellina che io considero un’eccellenza italiana, che la stagione invernale 2010 già prevede per il mese di febbraio un aumento delle presenze del 3% rispetto allo stesso periodo dei due anni precedenti. Questo è il dato che rileva il nostro rapporto, ed è una conferma della vitalità ma anche delle potenzialità di crescita di questo comparto economico. Tutto ciò, proprio alla vigilia di una lieve ripresa che va affiorando sui nostri mercati.
E tutto quel che sanno offrire, in termini di qualità e di efficienza, le strutture ricettive del nostro arco alpino rappresenta anche qui la più valida garanzia.
La montagna si conferma quindi un’eccellenza sotto il profilo turistico e registro con piacere che molte località stanno lavorando con l’obiettivo della destagionalizzazione tramite il rafforzamento della promozione dell’identità del territorio e tramite lo sviluppo di prodotti turistici integrati. Perché la forza del nostro paese è quella di avere un territorio che consente di “diversificare la vacanza nella stessa vacanza”, perdonate il gioco di parole. Unendo sport, enogastronomia, natura, benessere, arte e cultura il pacchetto della vacanza italiana raggiunge un “unicum” nel panorama turistico mondiale, coronato poi dal clima del Bel Paese.
In un contesto per cui la nostra montagna rappresenta una punta di eccellenza internazionale, era mio preciso dovere mettere in campo anche iniziative di tipo legislativo che potessero contribuire alla sua valorizzazione
Storicamente la frequentazione della montagna ha prodotto numerose professionalità che oggi sono riconosciute ed apprezzate dal turista e da chi, in generale, ama la vacanza in montagna: dal maestro di sci, alla guida alpina, agli accompagnatori che possono indicare i percorsi e i passaggi più belli.
L’esperienza accumulata da chi pratica queste professioni è un patrimonio prezioso ed è giunto il momento di valorizzarlo appieno, a vantaggio di questi operatori e del turista consumatore. Perciò l’ufficio legislativo del ministero ha elaborato un disegno di legge che preveda una più moderna regolamentazione di queste attività.
In concreto i motivi che ci spingono a fare questa proposta sono soprattutto due. Uno è di carattere istituzionale. Le Regioni, com’era giusto e com’era nel loro diritto, hanno legiferato ampiamente in materia. Ma proprio perché ciascuna ha preso l’iniziativa per conto suo, ne deriva a livello nazionale un panorama disarmonico. Certe figure professionali sono previste e disciplinate da alcune Regioni, trascurate da altre. Per esempio, la guida equestre è riconosciuta solo nella Provincia autonoma di Trento, nelle Marche e in Sardegna, la guida speleologica solo in Abruzzo, Marche, Friuli-Venezia Giulia e Campania. Diversi in diverse situazioni sono i requisiti richiesti, mentre è necessario che vi sia parità di trattamento. A garanzia tanto dei professionisti quanto dei cittadini consumatori.
Quando parliamo di professioni legate al turismo montano – ecco la seconda ragione – parliamo di prestazioni caratterizzate da un alto tecnicismo. Chi conosce la montagna sa bene che essa non perdona. In questo contesto l’imperizia può avere conseguenze gravissime, fino alla morte. Basti ricordare che l’anno appena trascorso è stato tristemente caratterizzato da un numero elevatissimo di incidenti in montagna con effetti mortali, c’è chi ha parlato di una vera e propria ecatombe. Lo Stato ha il dovere di garantire che quanti esercitano le professioni legate al turismo montano possiedano le particolari competenze necessarie. E quindi che lo specifico percorso formativo che porterà all’abilitazione risponda a criteri omogenei. L’abilitazione dovrà comportare il rispetto di un codice deontologico, il costante aggiornamento, l’applicazione di tariffe determinate da organi collegiali e la soggezione ad un insieme di norme disciplinari.
Partendo dal nostro testo, intendiamo ora raccogliere il parere delle Regioni, come istituzionalmente previsto ma è altrettanto importante per noi raccogliere l’opinione di chi vive nella montagna e della montagna, ascoltare i consigli di chi è quotidianamente a contatto con la realtà di questo lavoro e meglio di chiunque altro può dirci di quale regole ha bisogno. L’imperizia e l’improvvisazione dei dilettanti hanno già provocato troppi morti.
Entrando nel merito, il ddl prevede che siano di esclusiva competenza statale l’individuazione di nuove figure professionali del turismo montano e la fissazione dei requisiti per l’esercizio della professione, mentre è rimessa alla competenza regionale la formazione delle figure professionali individuate con la legge dello Stato. Il testo stabilisce i principi fondamentali che le Regioni dovranno adottare per disciplinare le professioni abilitate all’insegnamento delle tecniche alpinistiche, all’accompagnamento in ascensioni in roccia, neve e ghiaccio, all’accompagnamento in escursioni in ambiente montano o sotterraneo o in escursioni a cavallo. In particolare il provvedimento individua una figura del tutto nuova: il maestro di arrampicata, che possiede solo competenze specifiche sui terreni rocciosi e quindi non esercita in aree alpine; introduce a livello nazionale alcune figure già previste da leggi regionali (la guida speleologica, la guida equestre), disegna meglio il profilo di altre professioni già individuate per legge come l’accompagnatore di media montagna, la guida vulcanologica, la guida alpina; specifica la natura della scuola di alpinismo; dà una definizione precisa di tecniche e materiali alpinistici, il cui utilizzo sarà riservato a figure professionali adeguatamente preparate.
Sono certa che questo testo raggiungerà il duplice obiettivo di portare più garanzie agli operatori e più benefici ai turisti consumatori
E veniamo ora al 2010: ciò che ci attendiamo nel 2010 dalla montagna è una buona tenuta, con il segno positivo e con l’allungamento della stagione verso la primavera inoltrata: le vacanze programmate in montagna tra gennaio ed aprile 2010 sono 1,6 milioni (10,8% delle vacanze previste nel periodo). 1,5 milioni di italiani andranno sulle nostre montagne mentre 88 mila andranno all’estero
Non deve sorprenderci il fatto che all’inizio di quest’anno si sia registrato un certo calo delle prenotazioni. Questo perché l’utente del terzo millennio viaggi su internet con continuità e competenza , ed è perfettamente in grado di individuare con una ricerca del tutto autonoma l’offerta più conveniente in termini di qualità e prezzi.
Del resto , la scelta “ last minute” sia per le vacanze delle famiglie che per i viaggi di affari sta diventando un fenomeno rilevante che il sistema farebbe bene a seguire con sempre maggiore attenzione.
Ma di una cosa siamo certi, e le prime analisi fatte dall’organizzazione mondiale del turismo vanno in questa direzione: che sia già in atto una certa ripresa della domanda estera verso l’Europa e , in particolare, verso l’Italia.
Ed è compito del sistema cercare di intercettarla attraverso politiche di offerta che siano il più efficaci possibile.
E’ chiaro a tutti quanto sia necessaria una promozione che, per strategie e qualità, sappia fare una migliore opera di penetrazione sui mercati. Ma è fondamentale anche che Istituzioni ed imprese coordinino maggiormente i loro sforzi perché , in ogni filiera e in ogni parte del territorio, si elaborino strategie ed interventi che diano garanzie più certe ed affidabili, sul fronte dei prezzi come su mobilità ed efficienza dei servizi e dei trasporti.
Oggi c’è un governo che è finalmente consapevole della necessità di sviluppare una politica ed un sistema di servizi e di infrastrutture che siano maggiormente adeguati alle sempre nuove e diverse esigenze del mercato, ed è altrettanto importante però che le istituzioni che operano sul territorio e le categorie di impresa che svolgono la loro attività all’interno delle varie filiere si rendano conto dell’entità del problema che oggi hanno di fronte.
E consentitemi di dire che è solo “pensando in grande” cioè collaborando fattivamente all’attuazione di una complessiva strategia di sistema che istituzioni territoriali e associazioni di categoria possono maggiormente tutelare i loro interessi.
Non credo insomma che un eccesso di campanilismo, da un lato, e un eccesso di corporativismo dall’altro siano ancora gli strumenti più idonei per far fare al turismo quel salto di qualità che noi tutti da tempo auspichiamo ma che ancora non siamo riusciti a realizzare sia in termini di affluenza sia per valore economico.
E’ chiaro oramai che assemblare le politiche dell’offerta e della promozione è ormai divenuto un corollario indispensabile per il turismo del nuovo millennio.
E non solo sotto il profilo dei costi.
Siamo, difatti, in presenza di una domanda turistica che sempre di più cerca luoghi, itinerari e poi emozioni che possano integrarsi tra loro e siano tali da poter rendere il progetto di vacanza- e questo che ormai cercano gran parte dei turisti navigando su Internet- qualcosa di sempre più nuovo e, come esperienza, anche di completo e forse di irripetibile.
E veniamo ad un altro punto cruciale: il problema della ormai necessaria destagionalizzazione della nostra offerta turistica.
Nel momento in cui il mercato turistico internazionale tornerà a crescere con i ritmi che aveva raggiunto prima di questa crisi è indispensabile che molte delle nostre strutture ricettive si adeguino alle esigenze di una domanda che quasi sempre non sarà vincolata a quelle che sono le esigenze –quattro mesi l’anno e non di più- del nostro turismointerno.
Occorrono strategie di nuovo conio.
In quest’ottica si inserisce l’operazione buoni vacanza che, per la prima volta in italia, questo governo ha concretizzato. La centralità della persona guida da sempre la mia azione politica. Con i buoni vacanza ho voluto estendere alle fasce più deboli la possibilità di fare una vacanza, intesa come miglioramento della propria qualità di vita sotto un profilo culturale, sociale e di benessere psicofisico. Allo stesso tempo, questa iniziativa si inserisce in un contesto di politiche per la destagionalizzazione che intendo attuare a livello nazionale. E considero questo stanziamento di 5 milioni di euro solo un primo passo verso un adeguamento della nostra offerta turistica nella direzione della sua competa accessibilità
E poi, aprire gli occhi sulle conseguenze che sta producendo questa lunga crisi sugli asset economici dei vari paesi potrebbe essere particolarmente utile.
Il fatto che la Fiat – e per l’Italia potrei fare un’altra decina di esempi – abbia deciso di delocalizzare una parte sempre maggiore dei propri impianti in paesi dove i prodotti si possono realizzare a più bassi costi, rappresenta un serio campanello d’allarme per una buona parte del nostro sistema manifatturiero.
Come lo è anche per l’occupazione perché se si sposta altrove una fabbrica, sparisce anche tutto il suo indotto.
Ebbene se c’è un asset di impresa che non è in alcun modo delocalizzabile questo è proprio il nostro sistema turistico e tutto l’indotto che esso produce.
E valorizzare ancora di più questo comparto facendo leva sull’enorme crescita della domanda turistica su tutti i mercati mi pare sia diventato ormai, per questo paese, non solo una opportunità ma un obbligo e una necessità per lo sviluppo della nostra economia.
Ed è su queste cose che dobbiamo tutti insieme fare una profonda riflessione che ci porterà a trovare, in breve tempo, le soluzioni
E concludo soffermandomi su un problema importante con cui la montagna deve fare i conti purtroppo: la sicurezza. Tanti, troppi incidenti si sono verificati e continuano a verificarsi. Il contributo delle forze attive sulle piste da sci, sui percorsi delle escursioni, è molto forte, ma c’è bisogno di un intervento più incisivo attraverso l’educazione della popolazione, canali di informazione martellanti, regolamentazione più rigida, sanzioni; tutto questo sempre e soltanto nell’interesse della salvaguardia di chi vive e frequenta la montagna. A questo proposito è necessario plaudere a iniziative come il Forum Giuridico Europeo della Neve, che si è tenuto a novembre scorso. E’ doveroso che si incoraggi il confronto fra le diverse legislazioni internazionali per arrivare all’adozione di norme comuni che regolino il comportamento sulla neve nello stesso spirito della legislazione che regolamenta la circolazione stradale.
Più tardi assisteremo alla simulazione e dimostrazione di sicurezza sulle piste con i Maestri di sci, con il Soccorso Piste Bormio, con le Guide Alpine della Lombardia, con la Polizia di Stato e l’Elisoccorso del 118 Sondrio AREU Lombardia; E con il contributo dei cani delle Unità Cinofile da valanga del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. E’ un’iniziativa lodevole, che aiuta a capire almeno una parte delle difficoltà a cui i soccorritori vanno incontro quando intervengono negli incidenti in quota. Quindi a tutti voi un sentito ringraziamento.

28 febbraio 2010 - 15:06
Vorrei proprio sapere da dove sono stati presi i dati inerenti all’aumento del 3% delle presenze in Alta Valtellina nel mese di febbraio 2010.I politici vivono in simbiosi con gli anni 90,
dove non conoscono la reltà delle situazioni economiche, dove è facile promettere , io direi illudere pur di rimanere seduti sulla poltrona.Mi auguro che la categoria degli albergatori
prenda delle decisioni veloci e concrete senza aspettare una classe politica che parla molto
e non decide mai in quanto la sitiuazione non permette di dormire sugli allori e l’Alta Valtellina deve anche confrontarsi con regioni a statuto speciale.