Il Governo ha deciso di abolire l’ATO: il servizio idrico assegnato alla Provincia
5 marzo 2010
L'onorevole Crosio

L'onorevole Crosio

Deroghe al patto di stabilità, diminuzione del numero di consiglieri e assessori, risparmio e, soprattutto, l’abolizione dell’Ato, l’ambito territoriale ottimale. Saranno infatti le Province, in qualità di enti intermedi tra Regioni e Comuni, ad occuparsi del servizio idrico integrato, cioè di acquedotti, fognature e depurazione, con una notevole riduzione dei costi e maggiori garanzie per i cittadini. Queste alcune delle disposizioni contenute nel Decreto Enti Locali approvato ieri alla Camera con il voto di fiducia che ora dovrà passare al Senato prima di essere convertito in legge.

Un provvedimento presentato dalla Lega Nord che realizza due degli obiettivi della politica del movimento: riduzione del numero di leggi e risparmi sui costi della politica. “Un esempio vero, di imminente realizzazione, di quanto si può fare per migliorare le cose in Italia se animati da buon senso e buona volontà – spiega il parlamentare leghista valtellinese Jonny Crosio che ieri ha partecipato al voto –. Una dimostrazione ai cittadini della ferma intenzione della Lega Nord di ridurre i costi della politica e di semplificare la burocrazia ottimizzando le risorse”.
Il caso dell’Ato è emblematico: dopo la sua introduzione, che aveva imposto ai Comuni di unirsi costituendo dei consorzi e di affidare a soggetti esterni i servizi idrici, arriverà presto la sua abolizione. Le competenze passeranno alle Province con una notevole diminuzione dei costi. “Una vittoria soprattutto per zone come la nostra in cui gli Enti Pubblici sono virtuosi e perfettamente in grado di unire economicità e qualità del servizio reso agli utenti – sottolinea ancora Crosio –. La Provincia di Sondrio, che non l’aveva ancora costituito, avendo incontrato notevoli difficoltà legate alla conformazione del territorio e alla presenza di Comuni piccoli e piccolissimi, non ne avrà più l’obbligo, con buona pace dei sindaci che avevano in più occasioni evidenziato le criticità di un’operazione del genere”.
Tra gli altri provvedimenti contenuti nel decreto vi sono le esclusioni dal patto di stabilità per i finanziamenti europei e per i dividendi ottenuti dalle società partecipate, la diminuzione del numero di consiglieri e assessori provinciali e comunali a partire dall’anno prossimo e la soppressione della figura del direttore generale per i Comuni con meno di 100 mila abitanti. I risparmi ottenuti hanno consentito di recuperare ingenti risorse per il Fondo per la montagna che verranno destinate ai Comuni con meno di cinquemila abitanti.

A cura di Emanuela Zecca

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