Gipeto: è tornato il re delle Alpi
25 febbraio 2010

Ci scrive Massimo Favaron, coordinatore delle attività didattiche del comitato lombardo del Parco dello Stelvio… “È passato qualche mese – dice – dal convegno internazionale sul gipeto, ma ci fa piacere tornare sull’argomento. Ce ne dà l’occasione un articolo scritto in quell’occasione dagli studenti delle classi seconde del Liceo Scientifico Leibniz di Bormio, che hanno partecipato alla giornata di seminario aperta al pubblico. L’articolo ci è appena pervenuto; abbiamo ritenuto che meritasse la pubblicazione non solo per essere stato ben scritto e per aver ben sintetizzato quanto presentato nel convegno, ma anche perché ci ha fatto piacere che quella giornata abbia avuto un seguito (testimoniato dall’articolo). E, soprattutto, ci è sembrato bello fare dei giovani autori i portavoce di quanto il Parco fa per la conservazione. Grazie ragazzi!”.

Ecco quello che hanno scritto i ragazzi

Il Gipeto vive grazie al Progetto internazionale in corso da vent’ anni
Il ritorno del re delle Alpi

Superati gli antichi pregiudizi, il gipeto viene finalmente reintrodotto sulle nostre Alpi

Dal 23 al 25 ottobre a Bormio, in via Battaglion Morbegno, nella sala Fontana, ha avuto luogo il Meeting Annuale sul Gipeto, al quale hanno partecipato le maggiori associazioni per la salvaguardia di questa specie. A far da cornice all’evento è stata l’inaugurazione della Mostra Fotografica bilingue “Incontri con il gipeto. Due ali tra cielo e terra.”, che presenta i migliori scatti eseguiti all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio.
Sono stati presentati ampiamente gli aspetti relativi a riproduzione, osservazione, ma soprattutto della reintroduzione dell’animale sulle Alpi. L’evento, che, data la sua internazionalità, si è svolto in lingua inglese, ci ha permesso di scoprire che il progetto di reintroduzione, in corso da vent’ anni, ha dato buoni frutti: dal 1991 al 2005 sono stati confermati 2.215 avvistamenti e oggi i dati di censimento riportano 137 esemplari alpini, dislocati :n 15 zone della catena montuosa, prevalentemente in Francia e in Italia.
Il gipeto è stato considerato per molto tempo dagli abitanti delle montagne come un flagello: si pensava infatti che cacciasse il bestiame nutrendosi dei giovani agnelli. Tutte false accuse, poiché si mitre solo di carcasse di animali morti e di ossa, che riesce a digerire grazie ai suoi fortissimi acidi gastrici che sono in grado di scioglierle. Purtroppo nel passato i contadini, convinti di salvaguardare i loro interessi, abbandonavano in alta quota carogne avvelenate che hanno portato alla scomparsa della specie dalle Alpi. Un altro fattore che ha provocato l’estinzione è il saturnismo, noto anche come “inquinamento da piombo”.
Quando un rapace si mitre di una carcassa colpita da arma da fuoco si ammala e muore nel giro di pochi giorni. Al convegno sono stati esposti i primi risultati di tre progetti anti-saturnismo, con ottime notizie: infatti, grazie al divieto di caccia nel Parco nazionale, questo problema si è risolto notevolmente. Per il ripopolamento, i gipeti vengono reintrodotti in natura ponendo una coppia di giovani di circa tre mesi in un nido artificiale in una nicchia protetta nella roccia: lì vengono alimentati per i tre mesi seguenti senza vedere nessun umano. Ecco la necessità di organizzare un convegno dove la Fondazione per la Conservazione degli Avvoltoi, 1′ International Bearded Vulture Monitoring e il Parco Nazionale dello Stelvio potessero aggiornarsi sui risultati ottenuti e discutere della linea di condotta da tenere in futuro. Al congresso grafici accompagnavano le spiegazioni degli esperti, i quali hanno illustrato le tappe principali dell’opera di ripopolamento. Inoltre sono stati descritti i nuovi obbiettivi di studio e censimento della specie, consistenti nel rafforzamento dell’attuale rete di osservatori per l’individuazione delle nuove coppie che si stanno insediando sulle Alpi e nel proseguimento del monitoraggio scientifico finalizzato all’acquisizione di informazioni sempre più in dettaglio sulla sua biologia e distribuzione anche grazie agli studi genetici e di telemetria satellitare avviati da tempo.
Questo progetto viene consentito da un continuo impegno da parte delle istituzioni nel sostenere a queste iniziative che, oltre a ripristinare la natura al suo stato originario prima dell’intervento dell’uomo, hanno anche effetti benefìci sul turismo e sull’economia.

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