Il saluto partecipato ed intenso per don Remo Bracchi

Grandissima commozione e dispiacere durante le esequie di don Remo Bracchi, professore ordinario di glottologia presso l’Università Pontificia Salesiana e studioso coltissimo dai mille interessi; mercoledì 8 maggio la Collegiata dei SS. Gervasio e Protasio non è riuscita a contenere la moltitudine di gente che si è stretta attorno alla famiglia dell’illustre concittadino, che tanti semi di conoscenza aveva sparso intorno a sé. Don Remo costituiva il riferimento imprescindibile di tantissime studiosi, era la voce autorevole di moltissime associazioni, era il conferenziere che intratteneva garbatamente e sapientemente l’uditorio, il figlio che piangeva per la sua mamma, il fanciullino che si incapricciava per una bazzecola, il mentore di giovanetti alle prese con le lingue classiche, era la gentilezza e la riservatezza fatta persona e ancora tanto altro… Impossibile enumerarne le qualità: la sua valenza più grande stava soprattutto nel sapersi donare agli altri in tutto e per tutto e nella sua disponibilità senza limiti: il suo immenso sapere era a disposizione per chiunque! A don Remo dobbiamo tantissimo, gli siamo tutti debitori. Era un sostenitore delle iniziative altrui, se promosse a fini culturali, e un protettore di pensieri diversi al suo, se sostenuti da verità… un vero maestro per noi tutti. Ho un ricordo molto affettuoso: quando mi capitò di presentarlo ad una conferenza pubblica alle Terme – con la presenza in sala di due sole persone ad ascoltare – lui volle egualmente tenere la conferenza, nonostante i miei tentativi di dissuaderlo, dicendo: «queste persone si sono mosse da casa per ascoltarmi». Don Remo era di una gentilezza assoluta, spontaneo, umile e schietto, anche nel lasciar trasparire le proprie debolezze. Così dalle parole dei soci del Centro Studi Storici Alta Valtellina, di cui don Remo è stato presidente e fondatore e che ha curato la pubblicazione di molti suoi scritti, dedicati soprattutto al dialetto di cui egli era un dotto conoscitore e un apprezzatissimo divulgatore. Poche parole, dette da lui, erano una potente carica a continuare anche nei momenti di difficoltà, afferma Pieralda Albonico Comalini della Società Storica Altolariana, un’altra associazione culturale con cui don Remo collaborava. Dall’Università Pontificia Salesiana: Come sacerdote e come studioso, di don Bracchi sono sempre state ammirate la sua correttezza e onestà, intellettuale e religiosa, nella pura fortezza di mente e di anima propria della sua personalità, che egli stemperava relazionalmente e comunitariamente con le sue notevoli doti di raffinata arguzia.

Lo ricordiamo con le parole di Leo Schena, suo grande amico ed estimatore, e nel saluto dell’Università Pontificia Salesiana di cui è stato docente.

 

Anna

 

Leo per don Remo

https://www.unisal.it/notizie/vita-allups/1598-l-ultimo-saluto-al-professor-don-remo-bracchi

 

dalla raccolta “Armet”

La mìa làmpada pìcena
l é mìga l sól che l šplént,
incéndi grant che l fùma,
che l źìula o che l consùma,
ma cu l sè föch la tént
al cél che l l à pizè.
Se mòri, la risùscita
su la mìa tómba, etèrna,
e al témp e al vént la dùra.
E al pòdia, a l óra šcùra,
pizèr la sóa lucèrna
quél che l sè föch l à plù.

 

La piccola mia lampa
non, come sol risplende,
né come incendio fuma;
non stride e non consuma,
ma con la cima tende
al ciel che me la dié.
Starà su me, sepolto,
viva; né pioggia o vento,
né in lei le età potranno;
e quei che passeranno
erranti, a lume spento,
lo accenderan da me. (N. Tommaseo, La mia lampada)

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