Debora e le lezioni di vita del professor non Hodgkin

L’esperienza che la valtellinese Debora Bricalli sta raccontando ogni qual volta sia possibile, esperienza diretta di una delle più temibili malattie dei nostri tempi, non può che lasciarci pieni di ammirazione. Giovedì 7 marzo nella Stua Granda di Bormio, il piccolo gruppo di persone ha ascoltato con un groppo alla gola le parole di Debora e ha guardato ipnotizzato le immagini video di questa mamma con la mascherina, i tubicini, sullo sfondo le inconfondibili pareti di un ospedale… Ma senza cadere nello sconforto, perché in quelle foto c’era sempre qualcosa che ci rischiarava l’animo: il volto sorridente di Debora, che emergeva prepotentemente al di sopra di tutta la sua sofferenza facendoci capire quanta forza e quanto coraggio ci siano dentro questa minuta infermiera di Caspoggio.

Giovane, troppo giovane per pensare di essere preda di malattie così aggressive; nel momento più esaltante della sua vita, cioè la gravidanza, si scopre invece affetta da linfoma non Hodgkin e si ritrova la vita capovolta: da infermiera diventa essa stessa una paziente dell’ospedale per il quale lavorava, l’Istituto Europeo di oncologia, e comincia la dannata trafila per affrontare e combattere la malattia. Tra momenti di inebriante gioia (come la nascita della figlia Gaia, il matrimonio, i temporanei rientri a casa) alternati ad altri di profondo sconforto (come la terza ricaduta dopo le prime due regressioni della malattia), Debora riesce a ritagliarsi uno spazio tutto per sé per descrivere le sensazioni ed emozioni man mano vissute nel suo percorso, nella speranza di essere d’aiuto ad altre persone nella sua condizione… perché quando si è ammalati, c’è tanto bisogno di sentirsi rassicurati, mentre io in internet trovavo solo racconti in negativo che mi deprimevano ancora di più.

Ecco che allora i pensieri accumulati diventano un piccolo libro e il libro, a sua volta, diventa un dono: per dare speranza a chi sta male, per dare sostegno economico a chi si occupa di combattere le malattie, per dare informazioni a chi ignora certe situazioni. Il libro, infatti, sostiene il Comitato Maria Letizia Verga per lo studio e la cura della leucemia del bambino (https://comitatomarialetiziaverga.it/), a cui saranno devoluti tutti i proventi; promuove, inoltre, la conoscenza sulla fondamentale pratica della donazione di midollo, sulla quale c’è ancora molta ignoranza e sospetto, laddove basterebbe un piccolo gesto come un prelievo di sangue per ridare la vita a una persona!

Le malattie possono colpire chiunque e ovunque, la ricerca fa il suo lavoro scientifico, ma anche noi – in prima persona – possiamo dare il nostro contributo. Non lo fareste per vostro figlio? Non lo fareste per i vostri fratelli? A Debora è successo proprio così: si è fatta donare il midollo da suo padre perché non è stato trovato nessun donatore compatibile: le probabilità di avere una compatibilità varia da 1:1000 a 1:100000 (mentre con i genitori si ha compatibilità al 50%)… ecco perché è importante che i donatori siano il più possibile! Debora lo dice con enfasi, ma senza accusare nessuno e soprattutto senza abbandonare il sorriso, che in casa nostra non è mai mancato perché il linfoma non sarebbe comunque scomparso

Il professor non Hodgkin ha dato importanti lezioni di vita a Debora, che adesso sta bene e si è riappropriata della sua esistenza, anche perché è seguita da una dottoressa d’eccezione: la figlia Gaia (mamma, ti do un bacino e ti passa la bibi…). Vogliamo anche noi farci portavoce del suo messaggio, sperando che arrivi al cuore e alla testa di più persone possibili.

 

D. BRICALLI, Io e il professor non Hodgkin, € 12.00

Il libro si può richiedere tramite la pagina Facebook (www.facebook.com/Debora-Bricalli-Io-e-il-professor-non-Hodgkin) oppure tramite mail (debby.bricalli@icloud.com)

Per capire meglio come funziona la donazione di midollo: www.youtube.com

 

Anna

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