Alle origini della zona extradoganale

FRAMMENTI DI STORIA

La tendenza a ritenere che i privilegi fiscali di Livigno nascano in epoca recente, con il riconoscimento della zona extradonagale, è quanto di più sbagliato ci possa essere. Lo afferma decisamente Ilario Silvestri in un articolo risalente al 2000, il cui l’incipit è già chiarificatore: l’origine dei privilegi fiscali di Livigno “è da cercare in tempi assai remoti, verosimilmente in epoca romana”. Con le prove fornite dai documenti coevi si viene a conoscenza di alcuni meccanismi che regolavano la tassazione in epoca medievale; si apprendono alcune curiosità toponomastiche (ad esempio l’esistenza delle due alpi Vinea e Vineola, ossia Livigno e Livignolo, ora dette Cò d’ sot e Cò d’ Sor); si identifica il 1325 come l’epoca in cui Livigno venne inglobata “non senza resistenze” nella Communitas Burmii; si scopre che nel 1538 fu concessa per la prima volta ai livignaschi la prerogativa di non pagare il dazio sul vino in transito per Bormio. Il contributo si conclude con un documento del 1840 in cui sono elencate minuziosamente le merci in entrata e in uscita da Livigno, ossia i prodotti importati e quelli esportati. Tra questi ultimi figuravano buoi, tori, vacche, equini, ovini, lana, calze, pelli crude, formaggi e burro

 

 

Anna

 

I. SILVESTRI, La franchigia di Livigno in un documento del 1857

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Foto: archivio CSSAV

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