Una sei giorni per ricordare il primo conflitto mondiale

Una sei giorni di eventi ha voluto ricordare a Morbegno i cento anni dalla fine del primo conflitto mondiale. Punto logistico per la maggior parte delle manifestazioni il convento di S.Antonio.
Oltre 3000 persone hanno visitato la mostra, allestita nei locali del convento. L’esposizione è stata aperta dal 31 ottobre al 4 novembre con orario continuato dalle 9 alle 23. Nelle sei sezioni previste si è sviluppato il momento storico, visto sia dagli avvenimenti militari che dal lato umano di singole persone. La prima parte era legata alla storia e ai personaggi italiani più importanti per quanto avvenuto. All’interno della sala diari di guerra di soldati italiani, i libri di scuola prima della guerra con l’Italia ancora senza le regioni del Trentino Alto Adige e Friuli, un patheofono suona la Marcia Reale. Si entra quindi nella riproduzione di un alloggiamento ufficiale durante la guerra e quindi la trincea. Era qui possibile ammirare una croce in legno e filo spinato, ritrovata in alta montagna, nelle zone di guerra. Si scende quindi nella cantina del convento e troviamo una serie di documenti originali legati ai soldati del quinto reggimento alpini. E’ da ricordare come durante il conflitto il convento fosse il magazzino del 5. reggimento alpini e proprio nella cantina uno stemma dell’epoca, o quanto ne rimane, è presente sul muro.
Andiamo ora nella sala di mezzo tra i due chiostri dove sono presenti i servizi ausiliari. Qui si parla dei matti di guerra e quindi del servizio medico di allora. Un altra parte è dedicata ai cappellani militari, con oggetti e vestiti originali di Don Folci. Quindi le crocerossine, con una bellissima cassetta di primo intervento originale.
Andiamo ora al locale dei corpi militari, con Alpini, Bersaglieri, Artiglieri, Aviatori e Marinai. Nella sala sono presenti numerosissimi oggetti originali d’epoca: divise, armi, materiale d’uso comune. Tra le varie due appunti sulle biciclette dei bersaglieri con due modelli originali, e il mulo, compagno di montagna dell’alpino, con un basto in uso 100 anni fa.
Si chiude nel chiostro con alcuni documenti: Corriere della Sera, Domenica del Corriere, Corriere dei Piccoli, ecc.
L’ultima carta è una licenza di congedo illimitato. Era l’oggetto che ricordava al soldato di essere uscito vivo dalla guerra.
La mostra è stata una parte del tutto.
Mercoledì sera si è parlato di guerra bianca con lo storico Pierluigi Scolè e il direttore del museo di Temù Walter Belotti.
Nella serata successiva l’auditorium ha visto Don Gianpaolo Cozzi raccontare la vita di Don Folci, l’esperienza al fronte ha cambiato la sua vita; quindi a seguire Sorella Capitano Monica Fincato ha ricordato, attraverso l’opera delle crocerossine, le donne al fronte.
Venerdì sera Cherubino Pinoli ha presentato il suo libro “Il Battaglione Morbegno, la sua storia nella memoria di alpino”. Relatore della serata è stato Luca della Bitta. Dopo la presentazione è stato proiettato il film “Soldatini di ghiaccio” di Maurizio Gusmeroli e Gianluca Moiser.
La giornata di sabato è stata dedicata agli eventi istituzionali. Al mattino Renzo Fallati ha raccontato il monumento ai caduti. Quindi nel pomeriggio il raduno presso il cippo di Via Ambrosetti per il corte, terminato al monumento ai caduti con la deposizione della corona e i discorsi istituzionali.
Chiusura con Auditorium al completo per il concerto conclusivo di domenica sera 4 novembre. Sul palco i cori, Alpino di Berbenno e Alpi Retiche di Civo, la Filarmonica di Morbegno, tutti diretti da Gioele Peruzzi, e la partecipazione del baritono Giuseppe Capoferri. Fuori palco le letture di Gina Grechi e Massimo Malgesini intervallavano le musiche e i canti.
Lunedì mattina ultimo momento istituzionale con il raduno in piazza a Campovico per la deposizione della corona e il discorso del sindaco.

Soddisfazione da parte degli organizzatori in quanto l’evento e la memoria di quel momento storico è stata resa partecipe a oltre 5000 persone. Grazie a tutti questi eventi si è potuto conoscere i drammi di questa guerra, nelle memorie di chi ha visto il 4 novembre 1918, ma anche di chi ha lasciato la propria vita, una delle milioni di persone morte in quei 5 anni di conflitto. Le letture della mostra, le profonde parole dei relatori, i canti di allora, hanno sicuramente fatto breccia in tutti coloro che hanno partecipato a questa commemorazione, perché non se ne perda il ricordo.

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