Insieme a Maurizio Folini per “Solo in volo”

La prima sensazione che si ha osservando e ascoltando il chiurasco Maurizio Folini è rassicurante: ti trovi di fronte a una persona semplicissima, quasi umile nel suo presentarsi, schiva…poi nel raccontare l’attività dell’elisoccorso e del pilota di elicotteri, che sono la sua passione oltreché il suo lavoro (è pilota per la Helibernina di Samaden), introduce qua e là piccoli episodi delle sue esperienze in Nepal. E a quel punto ci invade un senso di ammirazione sconfinata per quest’uomo, un piccolo-grande valtellinese, che si è fatto da solo e che è diventato un riferimento per l’elisoccorso a livello mondiale. La serata di giovedì 9 agosto 2018 è stata l’occasione per conoscerlo più da vicino e per gustare il recente film-documentario prodotto dalla Fondazione Bombardieri e ammesso al prestigioso Film Festival di Trento. Vi si intrecciano le vite di due uomini legati alla nascita e diffusione dell’elisoccorso valtellinese a partire da quella di Luigi Bombardieri, socio del CAI Valtellinese, vero promotore di tale attività e perito – per uno scherzo del destino – proprio mentre testava l’uso dell’elicottero per soccorsi in montagna. Maurizio Folini si potrebbe definire un “discepolo” di Bombardieri e certamente ne incarna – in chiave moderna – alcune caratteristiche: la passione pura per la montagna, la preparazione, il mettersi al servizio degli altri. Classe 1965, Maurizio ha vissuto (e vite tuttora) la montagna sotto i suoi molteplici aspetti: oltre a essere pilota di elicotteri, infatti, è anche istruttore di scialpinismo, maestro di sci e guida alpina, tutte attività che risultano di fondamentale importanza per il lavoro di soccorso, perché “solo conoscendo gli aspetti della montagna un pilota è in grado di valutare perfettamente le situazioni e le condizioni in cui si trova ad operare”.

A partire dal 2010 inizia il suo rapporto con il Nepal, una terra bellissima e problematica, in cui gli spostamenti sono resi ardui dall’altitudine, dall’orografia e dalla mancanza di mezzi e di vie. Qui l’elicottero è ormai diventato un mezzo di sopravvivenza essenziale, non solo per gli alpinisti che si avventurano sulle sue famose montagna, ma anche per gli sperduti villaggi delle province: lo si è visto molto bene durante il drammatico terremoto del 2015, quando lo stesso Maurizio fu chiamato a intervenire e per circa un mese fece la spola con gli elicotteri da un villaggio all’altro per portare materiali e mezzi di sussistenza alla gente che aveva perso tutto. In Nepal Maurizio ha avviato progetti importanti, in collaborazione con altri grandi alpinisti italiani (Simone Moro e Armin Senoner); tra questi, le lezioni di volo e di elisoccorso per formare squadre di tecnici e di addetti a questa attività. è un impegno che Maurizio porta avanti con grande determinazione: ogni anno si reca appositamente in Nepal per circa un mese e spessissimo gli è accaduto di intervenire in missioni di soccorso, alcune delle quali si sono rivelate dei capolavori assoluti di coraggio e di perizia: nel 2013, ad esempio, Maurizio effettuò un soccorso a circa 7800 mt, che oggi rappresenta un record mondiale assoluto! Ovviamente non sono i record ad interessarlo, bensì la possibilità di lasciare qualcosa ai nepalesi, di fare in modo che essi siano in grado di gestire certe situazioni e certe criticità, e non da ultimo l’idea di migliorare sensibilmente le loro condizioni di vita.

È impressionante la semplicità di questo personaggio nel narrare episodi di straordinaria quotidianità, come quando, nel 2018, fu contattato dall’ambasciata russa per istruire i piloti pakistani sul possibile salvataggio dell’alpinista russo Alexander Gukov bloccato a oltre 6.000 mt di quota su una montagna del Pakistan (gli elicotteri pakistani non effettuano soccorsi di questo genere, che invece sono una prassi in Nepal grazie anche a Maurizio Folini). O come quando afferma, a mezza voce, di aver effettuato “52 interventi sull’Everest”. Roba da restare a bocca aperta!

Certo, non sempre va tutto bene e talvolta bisogna fare i conti con la malasorte; proprio pochi mesi fa, durante un intervento di soccorso, uno sherpa è caduto in un crepaccio e il disperato volo di Maurizio in ospedale – volo già di per sé eroico, effettuato alle 19.30 di sera, volando con l’elicottero a quasi 8000 metri per risalire la coltre di nuvole – non è riuscito purtroppo a salvargli la vita. Anche per lui Maurizio sta cercando di provvedere, con piccole donazioni che permettano alle due figlie di continuare a studiare.

L’opera di Maurizio Folini è stata sintetizzata al meglio in questo film-documentario, che è tutto “made in Valtellina”. Attori sono Maurizio Folini e Stefano Scherini (che impersona Luigi Bombardieri), regista è la guida alpina Luca Maspes, produttore è la Fondazione Bombardieri presieduta dall’avvocato Angelo Schena (presente in sala per tratteggiare un breve profilo della storia di Bombardieri e della Fondazione), lo sfondo sono prevalentemente le montagne della Valmalenco. Senza dimenticare il coro della Bajona di Bormio, che costantemente accompagna Maurizio nelle sue serate di presentazione, aprendo e chiudendo i suoi interventi con quelle tradizionali arie di montagna che tutti noi abbiamo imparato ad apprezzare.

Una pellicola da ammirare per un personaggio da ammirare, anche se lui si schermisce e c’è da credergli quando afferma che “fare l’attore è stata la cosa più difficile della mia vita…”

 

Anna

 

Foto: Marco Andreola

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