Il dialetto sale in cattedra

Il concorso di poesia dialettale di Sondalo è sempre un appuntamento a cui la gente partecipa con piacere, non solo per riascoltare il vernacolo di un tempo, spesso nascosto nei meandri della memoria e mai dimenticato, ma anche per gustare appieno la verve poetica degli autori, che certamente non fanno rimpiangere i maggiori verseggiatori nostrani. Alcuni componimenti, infatti, si trasformano durante la lettura in veri e propri schizzi di arte, attraverso i quali il pubblico gioisce, ride, piange e soprattutto si immedesima. Gli organizzatori di anno in anno approntano questo piccolo evento con la certezza di lasciare qualcosa ad ogni persona intervenuta e soprattutto per “sancire l’inossidabile vitalità del dialetto”.

La serata, presentata da Gisi Schena con la collaborazione dell’assessore Luca Della Valle, ha proposto la lettura delle prime 15 poesie classificate del concorso, su un totale di 44 provenienti da tutta la provincia di Sondrio e – da quest’anno – anche dai Grigioni grazie alla collaborazione con l’associazione Pro Grigioni Italiano. Alcuni componimenti, in realtà, sono giunti anche da altre zone non ammesse ufficialmente al concorso come la Valcamonica, a testimonianza dell’apprezzamento che riscuote l’iniziativa. Intermezzi musicali a cura del giovane fisarmonicista Alberto Canclini di Valdisotto, che con lo strumento tipicamente usato nelle ballate pesane, ha eseguito anche dei brani di musica classica dando prova di notevole virtuosismo.

Tra le poesie lette in sala non mancano gli spunti di riflessioni, come quella dedicata all’emigrazione di ieri e di oggi, con un vecchio che pietosamente pensa ai coloro che – disperati come lui negli anni della sua giovinezza – attraversano il continente “con in tasca solo la paura e la speranza di trovare un po’ di bene” (poesia di Lydia Viviani nel dialetto di Isolaccia). La morte aleggia in molti componimenti, anche in forma spiritosa, ma mai prevaricatrice: semmai si dispiega come un naturale fenomeno della vita e – come ha scritto Emilia Simonelli – è sempre sorretta dalla speranza. Molte assenze, purtroppo, fra i poeti: qualcuno ha mandato un video o un sonoro, altri impossibilitati perché all’estero. Orgogliosamente presenti in sala, invece, le nonnine della casa di riposo di Ponte, che hanno presentato una poesia sulle antiche coltivazioni di un tempo.

Il podio dell’edizione 2018 è andato a Mara Oregioni (1° posto con la poesia intitolata “Tramunt”), seguita da due pari merito al secondo posto: Maura Gurini con “La sc’clapa de la sc’tria” e Giovanni Petti con “Nina, la marcina ne l’Agualàr”.

 

Anna

 

 

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