REVOCA DEI CONTRIBUTI: LA COMUNITÀ MONTANA ATTENDE LA SENTENZA DEL TRIBUNALE PRIMA DI ASSEGNARE I FONDI

Un anno e mezzo dopo la decisione di revocare i contributi a otto Comuni e a due Consorzi, mentre è vicina la conclusione del procedimento messo in atto a seguito del ricorso presentato da Aprica, Lovero, Grosotto, Teglio e Vervio, il presidente Gian Antonio Pini annuncia la volontà della Giunta esecutiva della Comunità Montana di Tirano di attendere la sentenza definitiva prima di procedere all’assegnazione delle risorse. I contributi, sedici in totale, per un milione e 235 mila euro, erano stati concessi nell’arco di cinque anni, tra il 2008 e il 2013, ma mai liquidati, poiché l’ufficio competente non aveva ricevuto dai comuni la documentazione prevista dall’apposito regolamento. L’ingente somma giaceva quindi immobilizzata nel bilancio dell’ente.
«In una situazione difficile per gli Enti pubblici che, in questi anni, hanno dovuto fare i conti con i tagli dei trasferimenti statali, e a fronte di una crisi non ancora superata – spiega il presidente Pini -, gli amministratori pubblici, come e più che nel passato, hanno un dovere nei confronti dei cittadini: utilizzare nel miglior modo possibile le risorse economiche destinandole a progetti sostenibili da avviare e realizzare nei tempi stabiliti. Sarebbe stato illogico, oltre che penalizzante per il territorio, continuare a tenere ferme le risorse: per questo motivo abbiamo deciso di renderle disponibili revocando i vecchi contributi».
Contemporaneamente, la Giunta esecutiva aveva avviato un’analisi dei bisogni del territorio per definire una diversa e più efficace destinazione dei fondi sulla base delle esigenze espresse dai comuni. «Il nostro – continua il presidente Pini – è stato un atto di responsabilità al quale non potevamo sottrarci nel nostro ruolo di amministratori del bene pubblico. Questa è la verità, tutte le altre considerazioni sono strumentali». Il successivo ricorso nei confronti della delibera della Giunta esecutiva del 17 marzo 2016, da parte dei cinque Comuni, e il conseguente avvio della procedura, hanno bloccato l’azione già avviata, privando il mandamento di risorse ingenti che, altrimenti, in tempi brevi, sarebbero state destinate ai progetti a suo tempo individuati oppure a nuovi interventi.
«Come comprensorio – aggiunge il presidente Pini – abbiamo perso un anno mezzo, i comuni che hanno presentato il ricorso anche i soldi spesi per le proprie spese legali e per quelle della Comunità Montana, che hanno dovuto pagare, come disposto dal Tar. Attenderemo quindi la sentenza definitiva di un procedimento voluto da altri, che l’ente e il territorio hanno subito. Dopo tanto tempo perso inutilmente provvederemo a una nuova assegnazione delle risorse».
Amareggiato per le accuse che, in questi mesi, sono giunte da alcuni dei sindaci promotori del ricorso, in particolare, più di recente, da Guido Patelli di Grosotto, al presidente Pini preme ricordare i tanti progetti avviati, già realizzati o in fase di ultimazione: il rifacimento della roccia dei mulini a Mazzo e Tovo Sant’Agata per 1,7 milioni di euro, l’ottavo lotto dell’impianto irriguo Mazzo-Tirano per 700 mila euro, la riprogettazione dell’intero impianto irriguo Mazzo-Tirano, l’avvio di studi per il miglioramento dell’impianto irriguo Sponda Soliva, i progetti
per gli Emblematici maggiori di Fondazione Cariplo, la pista ciclabile a Grosio per 450 mila euro, l’impianto di videosorveglianza in fase di ultimazione per 700 mila euro, il completamento della caserma dei Vigili del fuoco per 1,750 milioni, per il quale è attesa l’autorizzazione del demanio entro fine anno, il collegamento tra la statale e il Centro sportivo di Tirano per 700 mila euro, importanti lavori di miglioramento della rete sentieristica. «Nel rispetto dei cittadini, che da noi amministratori pubblici si attendono comportamenti dettati dal buon senso e dall’interesse collettivo – conclude il presidente Pini -, preferiamo evitare quello scontro che altri cercano probabilmente per nascondere i loro errori. Patelli usa un metro quando valuta l’attività di altri enti e un altro per il suo lavoro di sindaco: se usasse lo stesso metro avrebbe di che riflettere. Noi siamo per i fatti concreti, non per le parole urlate al vento».

 

La Segreteria

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