Spettacolo di stregoneria a Valdisotto

L’argomento “stregoneria” sta riscuotendo sempre maggior interesse nella popolazione, vuoi per il coinvolgimento storico del territorio (la Valtellina fu una delle zone dove si registrarono alcune tra le cacce più spietate), vuoi per certe leggende che hanno sempre circondato l’argomento, vuoi soprattutto per le iniziative che il Centro Studi Storici Alta Valtellina sta mettendo in campo da qualche anno con la collaborazione delle associazioni e istituzioni locali. In questo contesto si inserisce la serata realizzata presso l’Auditorium delle scuole di Cepina domenica 6 agosto, grazie al supporto della Pro Loco Valdisotto: una breve ma dettagliata presentazione del “fenomeno stregoneria” nel Bormiese da parte dello storico Ilario Silvestri (uno dei maggiori conoscitori del tema) abbinata alla rievocazione del processo a una strega da parte della compagnia teatrale “Attori (non più) per caso” di Valdisotto. Questo, come gli altri piccoli eventi sul tema tenutisi in tutti i comuni dell’Alta Valle, allo scopo di divulgare una conoscenza storica corretta del fenomeno, misurata in tutti i suoi aspetti e scevra dalle amplificazioni tipiche che accompagnano il tema (legate soprattutto agli argomenti più truculenti e perversi quali il sabba o le torture). L’Alta Valle fu oggetto di grande attenzione da parte degli inquisitori, tanto che il Contado di Bormio appare addirittura citato (e per ben tre volte!!!) nel Malleus Malleficarum, vale a dire in quello che per secoli fu il Manuale più noto in uso dall’Inquisizione europea. Ebbene, vi si trova menzione delle prime condanne per stregoneria nel Bormiese già a partire dal 1485 (chi volesse approfondire l’argomento può consultare il sito Lombardia Beni Culturali, dove è stata riportata tutta la storia della stregoneria nel Contado di Bormio: http://www.lombardiabeniculturali.it/bormio/). Un’altra grande caccia alle streghe si verificò nel 1519 e coinvolse anche una donna appartenente all’aristocrazia bormina (Giuditta Zenoni, processata e condannata), a testimonianza che il fenomeno non era limitato a persone di umile estrazione, ma poteva colpire chiunque, anche i membri di famiglie nobili e altolocate. Nel XVII secolo ancora un’ondata persecutoria si abbatte sul Contado; proprio da qui prende le mosse lo spettacolo della compagnia teatrale di Valdisotto guidata dalla regista Elisa Zanolla. Gli attori, in scena unicamente con un leggio, hanno interpretato la vicenda processuale del 1674 e hanno dato spessore scenico ai vari personaggi coinvolti, dal giudice al Magnifico Consiglio, dall’imputata al gesuita Sfondrati, suo padre spirituale. La povera Lucia Folonari non potrà sfuggire al supplizio, nonostante la sua innocenza fosse stata conclamata da parte dello stesso Sfondrati (morto in odore di santità). Originaria di Tirindré, poverissima, orfana di padre, con la madre perennemente assente perché a servizio fuori dalla valle, Lucia non ebbe scampo; i suoi tentativi di sottrarsi all’inquisizione risultarono inutili e dopo un vano peregrinare la donna venne arrestata. Trattandosi di una miserabile (nel senso che non possedeva nulla) il processo fu eseguito con il criterio del maggior risparmio possibile: nella sua perversa natura, infatti, la costosa macchina inquisitiva funzionava grazie agli stessi condannati, dal momento che tutte le spese relative ai processi venivano imputate a carico loro e dei loro famigliari. Lucia Folonari, invece, era nullatenente e poiché nessuno avrebbe coperto le spese si decise di non chiamare nemmeno il famigerato Giovanni Ravetta da Teglio, che normalmente aveva il compito di cercare il cosiddetto “bollo del diavolo”. Il processo, con uno stentoreo Ugo Rodigari in veste di inquisitore, si svolse nel giro di tre mesi: Lucia, interpretata da Paola Maiolani, andò incontro al suo destino senza alcuna possibilità di salvezza e nemmeno la conoscenza con il virtuoso gesuita Sfondrati (Paolo Rodigari) poté strapparla dalla morte. Implacabilmente la macchina processuale si arrestò solo a sentenza eseguita (Silvana Cavazzi e Cristina Pedrana le altre attrici sulla scena). Grande attenzione da parte del pubblico in sala, catturato dalla narrazione di questo episodio e forse – in cuor suo – sollevato di poter vivere in tempi meno superstiziosi.

Anna

 

Commenti

commenti

Riproduzione © riservata - AltaReziaNews