“Tutto il mondo sfocia in un libro”. Niente è più vero come in questo caso, se il libro in questione riguarda S. Antonio Morignone e tutte le sue contrade, cancellate dall’immensa frana staccatasi dal pizzo Coppetto nella mattinata del 28 luglio 1987, che si è portata via la vita di tante persone e ha annientato una comunità intera. In occasione della ricorrenza del trentennale è stato presentato all’hotel Cepina il volume intitolato “Dal piccolo ai grandi orizzonti”, una raccolta di scritti (soprattutto di carattere storico) sulla comunità santantonina compilati dal suo fedele pastore don Carlo Bozzi, che ne fu parroco dal 1952 al 2001. Nessuno è voluto mancare all’affollata presentazione pomeridiana di sabato 27 luglio 2017, condotta con maestria dal prof. Leo Schena: accanto alle figure che con don Carlo ebbero un rapporto di stretta fratellanza, hanno preso posto i parrocchiani di S. Antonio Morignone e delle sue frazioni, insieme a molte persone che quegli anni li vissero dall’esterno, ma non per questo meno interessate alla solida figura di questo “prete di campagna”, che fra un impegno e l’altro amava buttarsi a capofitto nei documenti d’archivio e tessere la tela della storia della sua comunità. Alessandro Pedrini, (sindaco di Valdisotto) e Raffaele Cola (presidente della Comunità Montana Alta Valtellina) hanno rimarcato il senso di appartenenza collettivo che don Carlo, con i suoi profusi studi, aveva instillato nei suoi parrocchiani e che oggi – dopo la scomparsa dell’intero paese – assume ancor più valore per la memoria che i suoi scritti rappresentano. Ricordare diventa un dovere e questo volume, con il potere affidato alle parole, rappresenta quindi “la miglior garanzia contro la transitorietà del mondo”; don Carlo, d’altronde, l’aveva già capito ed infatti lasciò alla sua collaboratrice Rita Sosio (una delle persone-chiave che ha reso possibile l’odierno omaggio) un messaggio più che esplicativo: “La memoria del passato e le cronache del presente sono un ammaestramento per il futuro”. Presenti anche due sacerdoti legati a don Carlo da profonda stima ed affetto: don Remo Bracchi, impossibilitato a muoversi da Roma ma partecipe attraverso una toccante lettera, e don Remo Giorgetta, che resse la parrocchia di Cepina durante gli stessi anni. All’incontro sono intervenuti anche Dario Cossi (curatore del progetto editoriale), Francesco Pace (direttore dell’Istituto Archeologico Valtellinese, amico di famiglia e collaboratore di don Carlo nelle sue campagne di scavo), l’architetto Stefano Zazzi (dapprima allievo, poi collaboratore di don Carlo), Guido Lisignoli (presidente della Famiglia Valtellinese in Valchiavenna ed Engadina), l’architetto Maspes  (all’epoca della frana Presidente del Rotary Club, che si impegnò nel restauro di S. Bartolomeo) e l’attuale parroco di Cepina don Bruno. Tutti con un bagaglio di aneddoti, di pensieri, di ricordi sulla figura di don Carlo; il quadro che emerge è quello di un uomo dalle mille sfaccettature (pastore, educatore, storico, archeologo, archivista, esploratore, alpinista….) tant’è che don Remo Giorgetta definisce don Carlo “non l’uomo dell’aut-aut, ma l’uomo dell’et-et”, a volerne sottolineare il carattere inclusivo, l’accoglienza, l’apertura (di mente e di cuore), l’ampiezza di orizzonti. Al termine della cerimonia lo speciale annullo filatelico del francobollo dedicato al trentennale dell’alluvione, con bozzetto disegnato dalla stessa Rita Sosio. Il volume è disponibile al pubblico.

 

Anna Lanfranchi

 

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