Bormio: dedicato a Caterina Alberti l’Istituto di Istruzione Superiore

Battesimo ufficiale per l’istituto superiore Alberti. Sabato 13 maggio 217, la scuola ha ricevuto ufficialmente il nome e con esso un’identità. A festeggiarlo tutta la sua “famiglia”: gli studenti, gli insegnanti, i genitori, i rappresentanti della politica e dell’imprenditoria del territorio, naturalmente la dirigente scolastica Francesca Fumagalli e i suoi colleghi Bruno Spechenhauser e Adele Antonioli. «Abbiamo voluto questa festa – ha detto la preside Fumagalli – per far conoscere la nostra scuola e la sua storia ma anche perché vogliamo fare del nostro istituto uno spazio che produce nuovo sapere e che dialoga con il territorio».
La parola è passata quindi ai ragazzi che, mettendo a frutto le loro diverse competenze, hanno autonomamente ideato e gestito il convegno intitolato “Dagli Alberti all’Alberti”. Protagonista assoluto il Seicento, il secolo della nobildonna Caterina Alberti colei che, donando un suo stabile alla comunità per la realizzazione di una scuola, ha di fatto unito il nome della sua famiglia alla storia dell’istruzione del Bormiese. La sua figura era letteralmente presente in auditorium: grazie a una gentile concessione della Confartigianato di Sondrio infatti due giovani hanno potuto indossare abiti d’epoca, con preziosi broccati e imponenti gorgiere, e presentarsi come Caterina e il suo consorte Gaspare Foppoli. Accanto a loro, per creare l’atmosfera, anche una coppia di contadini, Marta e Giuseppe Calderari. A calare il pubblico dentro le pieghe dei secoli ci hanno pensato però i vari interventi, tutti ben strutturati e resi giovani ed avvincenti grazie all’impiego del linguaggio moderno della tecnologia.
«Grazie ragazzi. Stasera ho imparato tante cose: storia, tradizioni, modi di vivere. Mi auguro – si è complimentato il sindaco Roberto Volpato – che convegni come questo diventino un’abitudine». Plausi sono venuti anche dall’ufficio scolastico provinciale. La dottoressa Maria Maddalena Ricciardi, portando i saluti della sua dirigente Mavina Pietraforte, ha sottolineato come sia importante nel panorama scolastico tessere legami con il tessuto culturale e sociale del territorio.
Dopo il taglio del nastro che ha ufficializzato la nascita del nuovo istituto, i presenti si sono spostati all’alberghiero per un momento conviviale, ma soprattutto per l’intitolazione del ristorante a Dante Zappa, un altro bormino che come Caterina ha avuto a cuore la formazione dei ragazzi. Fu lui infatti, negli anni Cinquanta, quando Bormio si apriva al turismo, a intuire la necessità di una scuola d’eccellenza per la formazione del personale alberghiero.

Caterina Alberti ha voluto parlare ai ragazzi. Proprio mentre le classi erano indaffarate a documentarsi su di lei e sugli anni in cui ha vissuto, lo storico Ilario Silvestri ha casualmente trovato nel ricco archivio bormino una busta, mai letta prima, contenente il suo albero genealogico. Il documento è stato presentato per la prima volta sabato al convegno e aggiunge un po’ di luce attorno alla figura di questa nobildonna, di cui si sa tuttavia ancora molto poco. Figlia di Ludovico e Malgarita, Caterina – hanno ricostruito gli studenti della terza B dell’indirizzo liceo delle scienze umane – era una donna molto devota e generosa. Oltre a diverse donazioni alle chiese locali, nel 1611 donò il suo palazzo alla comunità perché vi aprisse una scuola, che fu poi a lungo gestita dai gesuiti e che rappresentò un baluardo contro la diffusione del protestantesimo nel Bormiese. Altri rampolli importanti della famiglia Alberti, furono Grasso che, nel Trecento, grazie all’usura, mise insieme buona parte del patrimonio, e Rodomonte, che fu paladino delle posizioni dei bormini alla Dieta delle tre leghe nel 1605: di loro si sono occupate le classi IIIA e XA dello scientifico, che hanno rievocato anche i giorni di festeggiamenti che si tennero a Bormio nel 1496 quando Ludovico Il Moro, diretto in Austria dall’imperatore Massimiliano, fu ospite per alcuni giorni della Torre Alberti in Dossiglio. Gli studenti dell’ITC hanno studiato invece il lascito del 1611 e il lungo contenzioso che ne è seguito tra comuni sociali e curia. Inoltre, attraverso l’analisi degli statuti, hanno immaginato cosa volesse dire essere un bormino all’inizio dell’età moderna. Le classi di enogastronomia e accoglienza hanno invece studiato le erbe usate in passato nella cucina, nella medicina locale e per la tintura degli abiti. La loro ricerca sui piatti del Seicento è stata gustata durante la cena serale. Tra gli ospiti, gli insegnanti e gli esperti che hanno supportato gli studenti nelle loro ricerche, ossia Lorenza Fumagalli, Ilario Silvestri, Anna Lanfranchi del Centro Studi Storici Alta Valtellina, Manuela Gasperi e Michele De Lorenzi del Museo Civico, l’avvocato Luca Pedrana e la erborista Valeria Canclini.

Daniela Valzer

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