Frontalieri di fascia: meno tasse e più equità. Chiarimento dell’Agenzia delle Entrate

“Nel corso di questi mesi di lavoro e di studio sulle misure fiscali per i lavoratori impegnati in Svizzera, avevo preso con le decine di frontalieri valtellinesi e valchiavennaschi personalmente incontrati l’impegno chiaro di mettere ordine all’assurda situazione in materia di definizione di frontalieri di fascia:  ieri finalmente è uscito il conseguente chiarimento dell’Agenzia delle Entrate, che sposa in pieno quanto ottenuto con il precedente ordine del giorno a mia firma già avallato dal Governo” dichiara soddisfatto il senatore morbegnese Mauro Del Barba, che da tempo si sta battendo per migliorare le condizioni dei lavoratori frontalieri mettendo ordine nel caos fiscale e normativo in materia. “Dopo l’emendamento a mia prima firma sulla voluntary al 5%, che ha permesso un risparmio di parecchi  milioni di euro ai frontalieri di tutta la Lombardia, il Parlamento aveva approvato un mio ordine del giorno per impegnare il Governo a fornire una definizione chiara e più equa di lavoratore frontaliero svizzero. Ieri l’Agenzia delle Entrate ha chiarito, attraverso un’apposita risoluzione, che la qualifica di frontaliere svizzero spetta esclusivamente ai lavoratori che risiedono in un comune il cui territorio sia compreso, in tutto o in parte, nella fascia di 20 chilometri dal confine con uno dei tre cantoni Ticino, Grigioni o Vallese indipendentemente da quale di questi cantoni sia quello destinatario del rapporto di lavoro”.
“Si tratta di un passo avanti non da poco, visto che fino ad oggi l’interpretazione si riferiva al singolo cantone ove si prestava l’attività lavorativa, escludendo così un gran numero di soggetti dai benefici della qualifica di frontaliere di fascia” fa notare il senatore morbegnese, che ha portato avanti dalla sua elezione una politica di collaborazione con le autorità elvetiche con lo scopo di migliorare le condizioni economiche e sociali dei cittadini e delle imprese della Valtellina e della Valchiavenna. “Non è stato facile individuare la strada giusta da percorrere, dopo anni di parole generiche mai seguiti da fatti concreti, per correggere questa stortura. Questo risultato è frutto di un lavoro corale portato avanti in costante dialogo con i sindacati, l’Ordine dei commercialisti e i dirigenti dell’Agenzia delle entrate di Sondrio e Roma, attraverso un lavoro quotidiano spesso sottotraccia e l’analisi di numerosi casi che hanno coinvolto i nostri frontalieri. Sulla scorta di queste collaborazioni positive continueremo il lavoro e l’attività di informazione verso i cittadini. Prossimo obiettivo sarà chiarire definitivamente la tassazione del secondo pilastro, con l’auspicio che quanto ottenuto in sede di Voluntary Disclousure sia interamente replicabile”.
“La risoluzione emanata dall’Agenzia delle Entrate è la migliore risposta  a quelli che si dispongono costantemente verso l’amministrazione dello Stato con facili proclami di protesta, senza mai assumersi la fatica di sedersi al tavolo per trovare le soluzioni, e a a quelli che, quando fu approvato l’ordine del giorno, dissero che non serviva a nulla: era invece la strada giusta per sanare una stortura presente da decenni e che oggi minacciava concretamente in alcuni casi gli interi risparmi di una vita di questi lavoratori” ha concluso l’esponente del Partito democratico. “Questa nuova definizione introduce criteri di equità nel trattamento dei lavoratori frontalieri della nostra provincia, in quanto ora tutti i lavoratori provinciali saranno considerati frontalieri di fascia: non ci saranno più differenze basate su prassi non decise da nessuno, ma consolidatesi nel tempo, per le quali due lavoratori residenti nello stesso comune ma impiegati in due cantoni differenti erano trattati diversamente. Infine, per quanto riguarda l’aspetto fiscale, tutti i frontalieri residenti saranno tassati in Svizzera che girerà i ristorni ai nostro comuni: tutto questo si traduce, per i nostri lavoratori frontalieri, in considerevoli risparmi sulle tasse, anche di parecchie decine di migliaia di euro l’anno”.

LA RISOLUZIONE 38/E

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