Poste: la privatizzazione colpisce e penalizza i piccoli centri montani e le aree interne

“Sono d’accordo con il sottosegretario Antonello Giacomelli: avviare una seconda tranche di vendita ai privati di Poste Italiane, facendo scendere lo Stato sotto il 50%, è un errore strategico che apre la porta ad un ulteriore desertificazione del servizio postale nelle aree interne e montane”.
Così Enrico Borghi, presidente dell’Intergruppo Parlamentare per lo sviluppo della montagna e presidente Uncem, interviene nel dibattito in corso sul futuro di Poste Italiane e sull’ipotesi che venga posto in vendita un ulteriore 30% del capitale.
“Stiamo già sperimentando – osserva l’on. Borghi – le conseguenze della prima privatizzazione: disagio sui territori per la consegna a giorni alterni, riduzione degli sportelli, Comuni montani in rivolta. Se la logica continua ad essere quella di fare cassa sulle spalle dei cittadini delle aree più deboli, non possiamo starci. A ciò si aggiunga che Poste Italiane è la società che garantisce circa un quarto del debito pubblico Italiano, e praticamente tutto il debito pubblico degli enti locali e quindi dei territori italiani attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Vogliamo trasferire il controllo di questo debito altrove, magari all’estero? Sarebbe un errore strategico, già fatto in passato con altre privatizzazioni. Meglio riflettere su un modello diverso, dove lo Stato torni ad essere soggetto per un capitalismo sociale e non semplice collocatore di quote di capitale a vantaggio di grandi investitori stranieri e fondi internazionali e a scapito dei servizi di recapito, degli sportelli e dell’occupazione”.

fonte: uncem

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