Ciclismo: dal Tourmalet allo Stelvio in cinque giorni, nuova impresa di Omar Di Felice

Si chiama Cime della leggenda il percorso di 1915 km che Omar Di Felice fa da lunedì 26 settembre a sabato 1 ottobre: “Unisco la passione per l’estremo a quella per le montagne”

Quanti modi ci sono per viaggiare dal Tourmalet allo Stelvio? Infiniti: auto, treno, jet supersonico, la fantasia… Tra tutti, Omar Di Felice ha scelto il più faticoso e il più suggestivo: la bicicletta. Da lunedì 26 settembre fino a sabato 1 ottobre unirà pedalando i punti mitici della geografia del ciclismo in un’impresa chiamata “Cime della leggenda”. Un “giochino” da enigmista lungo 1915 chilometri e da risolvere in cinque giorni (circa 400 km al giorno), più il gran finale di sabato. Con una precisazione: i numerini da collegare sono 23. Si parte da Argeles-Gazost e dal glorioso Tourmalet, l’ascesa introdotta per la prima volta nel Tour de France del 1910 lungo un percorso chiamato non a caso “giro della morte”; si arriva in cima allo Stelvio (2758 metri), il “serpente” simbolo dal 1953 del Giro d’Italia. Di mezzo, però, ci sono altri 21 mostri sacri, sparsi tra Pirenei, Alpi francesi, svizzere e italiane (sotto la lista completa). In tutto, più di 41mila metri di dislivello che Omar macinerà giorno e notte senza sosta, se non per brevi momenti di riposo, in una frenetica lotta contro il tempo. E al confine delle capacità di resistenza. “Un po’ mi spaventa – racconta – non ho mai pedalato per cinque giorni consecutivi. Però faccio quello che più mi piace: unisco la passione per l’estremo a quella per le montagne”.
SUCCESSI — Non è la prima volta che Omar si lancia in avventure da brividi. Romano, 35 anni, ha raggiunto il professionismo con l’Amore&Vita e il Team Nippo Endeka, ma ha abbandonato presto quel mondo per dedicarsi all’ultracycling, le gare che superano i 300 km. Dal 2012 ha conquistato vittorie prestigiose, dal Tour du Mont Blanc al titolo di campione italiano 2015 con i successi nella Race Across Italy e nella Dolomitica. Oltre alle competizioni ufficiali, ci sono le imprese: nel 2013 ha scalato tutte le cime mitiche del Giro, dal Mortirolo allo Zoncolan, in un’unica tappa di 460 km. Nel febbraio 2015 è stata la volta della Parigi-Roma, 1600 km attraverso le Alpi. Il menù del 2016 ha già servito 1300 km dalle Isole Lofoten a Capo Nord, nel cuore dell’inverno artico. “Ma è la prima volta che sfioro i 2000 km con quel dislivello”.
PANTANI E I SIMBOLI — Le salite del resto non potevano mancare per chi si è innamorato del ciclismo a 13 anni guardando Pantani attaccare sul Mortirolo nel Giro del 1994: “È stata un’illuminazione, come vedere passare una bella donna. Da allora ho stressato i miei genitori perché mi portassero sulle Dolomiti per scalare i passi più famosi”. Tante tra le ascese in programma ricorderanno i voli del Pirata: dal Ventoux, dove Marco battagliò con Armstrong nel 2000, al Galibier, trampolino nel 1998 di una delle imprese più belle della storia. “Ogni salita che ho scelto ha un significato: c’è l’Izoard dove ho trascorso tante vacanze, il Col de Saisies dove ho vinto il Tour du Mont Blanc, lo Stelvio che è la prima salita che ho fatto quando nel 2001 ho ripreso la bici: la strada era chiusa al traffico, c’erano solo neve, marmotte e stambecchi. Solo due sono degli inediti: il Peyresourde e il Port d’Envalira, ad Andorra”.
ATTREZZATURA — Ma come ci si prepara a un’avventura simile? “Avrò una normale bici da corsa, con semi-compatta 52×36 davanti e fino al 32 dietro. Per la parte più pianeggiante tra Pirenei e Alpi userò invece una bici da crono che mi permette di variare la posizione e utilizzare altri gruppi di muscoli. Farò le prime 26-27 ore senza dormire, poi mi fermerò per un po’ di riposo e cercherò di sostare ogni giorno sempre alle stesse ore, per abituare il fisico. Per il cibo, cioè panini, dolci, biscotti o crostate, mi alimenterò in corsa, ma vedrò di fare almeno un pasto caldo ogni 24 ore con qualche minuto di stop. Sarò seguito dal mio team di supporto e dalla vettura di assistenza Mavic del Servizio Corse. I punti più difficili? Sul Ventoux rischio di trovare raffiche davvero forti, e temo la neve sul Gavia. Ma forse l’ansia più grossa riguarda il tempo: completare tutto entro sabato”.
Chi non soffre di vertigini può seguire l’impresa live sulla pagina Facebook e sull’account Twitter di Omar Di Felice: cima dopo cima, leggenda dopo leggenda.
Le 23 salite
Tourmalet (2115 m, 19 km al 7,4%)
Azet (1580 m, 10,7 km al 7,3%)
Peyresourde (1569 m, 8,3 km al 7,6%)
Portillon (1293 m, 10,2 km al 6,5%)
Bonaigua (2072 m, 23 km al 4,8%)
Envalira (2407 m, 27,5 km al 5%)
Ventoux (1912 m, 22,7 km al 7,1%)
Izoard (2361 m, 15,9 km al 6,9%)
Lautaret (2057 m, 27,7 km al 3,1%)
Galibier (2642 m, 8,5 km al 6,9%)
Iseran (2770 m, 32,9 km al 4,2%)
Cormet de Roselend (1967 m, 19,3 km al 6%)
Saisies (1658 m, 14,9 km al 6,4%)
Prarion (1138 m, 2,5 km al 13,1%)
Forclaz (1526 m, 7,5 km al 5,8%)
Furka (2431 m, 16,5 km al 6,4%)
Oberalp (2044 m, 10,6 km al 5,7%)
Lenzerheide (1476 m, 17,6 km al 5%)
Albula (2312 m, 30,8 km al 4,7%)
Bernina (2328 m, 20,4 km al 3%)
Aprica (1176 m, 13,2 km al 6,1%)
Gavia (2621 m, 17,3 km al 7,9%)
Stelvio (2758 m, 21,5 km al 7,1%)

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