Aprica, Orobie, Poschiavo, Alta Valtellina: viaggio al centro delle Alpi, con foto

Partiti da Aprica alle 07:30 del 6 settembre 2016, percorriamo nell’ordine le valli: Poschiavo, Bernina, Engadina, Spöl, Müstair, Venosta superiore, Trafoi, Bràulio, Tellina superiore, Livigno.
Scopo del viaggo è conoscere luoghi relativamente vicini mai prima visitati e rivederne altri, anche allo scopo di metterli mentalmente in rete e poter dare indicazioni su opportunità/qualità dei luoghi e delle strade ai turisti con i quali veniamo in contatto durante l’anno.
Come molte valli strette orientate nord-sud, la Val Poschiavo è intorno alle otto ancora in ombra e si fatica a immaginare come i lamponi coltivati vi possano continuare a maturare. Il sole fa la sua comparsa verso l’alto ed è tutto un altro spettacolo, con il ghiacciaio del Cambrena sopra di noi, falciatori di agostano sui lindi prati, mandrie al pascolo, attempati escursionisti coi pantaloni alla zuava e trionfi di gerani da case e gasthaus.
In Val Bernina, stupefacente, la brina imperla i pascoli all’ombra e le rive stesse del torrente. Poi appare il biancore del Morteratschgletscher, uno spettacolo al quale è impossibile resistere senza fermarsi. Siamo a Pontresina e un lungo treno rosso sfreccia su un ponte di pietra ad arcate; tutto intorno verde rasato o in via di rasatura, candide case dalle fogge aggraziate e qualche grande albergo a forma di castello. In Engadina non si può non rimanere a bocca aperta per la natura pettinata, la cura dei particolari, i grandi prati tutti falciati uniformemente fino al limite del bosco. Compaiono in seguito a scacchiera, soprattutto sul versante nord, anche diversi campi di un cereale maturo (segale?) e il ciglio della strada dal fondo perfetto è ora ornato di screziature rosa per la presenza diffusa del colchicum autumnale.
Prima di Zernez mi affaccio all’ingresso di un campeggino ombreggiato e umido a lato della ferrovia, dove sostano ancora assonnate numerose roulotte con veranda estiva e camper. Il paese è oltremodo grazioso e ci porge la strada per la Val dal Spöl. Quasi subito il paesaggio cambia: a lato della strada quasi solo piccoli pini su un tappeto verde che par finto. Poi si sale e la valle diventa angusta, con profonde forre in fondo alle quali scorre uno smeraldino torrente. Ova Spin merita una sosta e la lettura di interessanti quanto simpatici cartelli: “Atenziun a mia far fö” e sui compatti bidoni per rifiuti “Uors meritan respet, nüglia s-chart” (gli orsi meritano rispetto, non rifiuti). Belle fioriture di genzianelle cigliate ai lati del bosco e frequenti, ordinatissimi lavori in corso lungo le scorrevoli arterie alpine.
Il Pas dal Fuorn arriva presto e inaspettato, non denunciando affatto i suoi oltre 2100 metri di quota; il bosco qui va ben più su. E si continua giù per la Val Müstair, deliziosamente agreste, ancorché poco frequentata. Nel passare il confine con l’Italia, ecco alcune novità: strade dal fondo sconnesso (e siamo nell’indorato Alto Adige!), meno ordine privato e non di rado erbacce ai lati della statale. Siamo proprio in Italia, vien da pensare, anche se in quella privilegiata dalla natura e soprattutto dalle istituzioni, oltre che dalla storia. Appaiono i primi monumentali castelli e monasteri e non si può fare a meno di esserne ammirati. Come ammirevole è la cura degli amplissimi prati a nord di Malles, con migliaia di ettari coltivati sugli uniformi, dolci pendii. Ma c’è un’altra presenza, che fa angrammare facilmente il nome della valle da Venosta in Ventosa. Tira, infatti, un forte vento, che piega l’erba e i radi alberi.
Il Lago di San Valentino increspato annuncia l’immenso Resia, che appare come un mare soleggiato e in tempesta. Vi svolazzano alcuni colorati kitesurf e un paio di tavole con manovratori protetti da mute nere. La temperatura dell’aria – anzi del fortissimo Maestrale – è infatti sui 12° e in altre parti d’Italia alzerebbe turbini di rifiuti, che fortunatamente qui non vengono depositati alla luce del sole. Si piegano fino al suolo i piccoli arbusti, mentre si levano cappucci di felpe e capelli radi alla Einstein di nonni dal passo incerto. L’unico a restare imperturbabile è il famoso campanile immerso nel lago, contro il quale si infrangono i cavalloni spinti dal vento.
Da qui dietrofront fino a Spondigna, dove imbocchiamo la Val di Trafoi, all’inizio così stretta e aturistica da somigliare a una delle nostre vallette laterali camune o valtellinesi. Poi il cielo si apre e i contrafforti dell’Ortles appaiono in tutta la loro imponente bellezza, sormontati dal ghiaccio. Qualche bell’albergo inondato di fiori, curatissimi prati, cartelli e cippi numerici a ognuno dei 48 tornanti, scritte tipo “Casa natale di Gustav Thöni”, ecc. Più si sale verso lo Stelvio, più la carovana di pedalatori si compatta e se ne trova in media praticamente uno ogni cinque metri. Lassù in cima è la solita fiera, tra sudore presto congelato dalla frescura e odor di wurstel & craut, tra souvenir vintage e telefonini che scattano foto poco mosse solo perché le montagne sono ferme. Quasi come i ciclisti, che arrivano al rallentatore. Solo i maestri e gli allievi della GB Ski School sfrecciano sul ghiacciaio lontano e grigetto.
Il versante valtellinese è incomparabilmente più bello e luminoso di quello altoatesino, così come le cascate d’acqua, le cantoniere e le fioriture di aconito, di genziana e altro. Le gallerie della parte bassa imbudellano bici, auto e qualche temerario maxi camper, insieme a torpedoni di linea e autocarri che portano rifornimenti al passo più alto d’Europa. In Valdidentro si scopre la perla di giornata quanto a infiorate: un albergo del centro fasciato da stupefacenti nastri di gerani rossi. Ai quali mancano solo gli spruzzi atomizzati della cascata al Crap de Scegn, purtroppo quasi in secca. Il Foscagno, Trepalle, Livigno, la Forcola e Aprica sono luoghi apprezzabilissimi, che conosciamo bene e perciò non ci dilunghiamo nella loro descrizione.
Anche perché il giro è stato lungo e casa ci riaccoglie nel tardo pomeriggio, felici ed esausti per tante belle impressioni raccolte. Superficiali certo, ma ugualmente utili.

Antonio Stefanini

Commenti

commenti

Riproduzione © riservata - AltaReziaNews