I Sanatori di Sondalo in un museo: la realizzazione di un sogno

Mercoledì 15 aprile 2015 è stata inaugurata l’esposizione permanente dedicata alla storia del “Villaggio”, buy cialis il maggiore centro europeo per la cura della TBC sorto negli anni ’30 in Valtellina
La realizzazione di un sogno. Così ha voluto esordire Monica Fumagalli, buy direttore amministrativo della Azienda Ospedaliera di Valtellina e Valchiavenna, click nella sua introduzione all’apertura del museo dedicato alla storia delle strutture e delle tecniche inventate per una malattia “incurabile” fino a 60 anni fa. Tra i primi a crederci il dott. Giorgio Besozzi, primario oggi in pensione, che intravedeva la possibilità di recuperare alla memoria collettiva la storia del Villaggio sanatoriale intrattenendosi proprio con Fumagalli sulla veranda della Portineria Centrale di Sondalo, sede del nuovo museo, in un utopistico progetto già nei primi anni del 2000.
Dal sogno alla realtà odierna, in completo divenire, che ha esplicato le sue potenzialità all’interno dei locali del primo piano della portineria centrale di Sondalo non ancora ristrutturati. Praticamente tutti o quasi i cittadini valtellinesi, e non solo, hanno circumnavigato il cilindrico edificio di ingresso dell’ospedale Morelli di Sondalo, sapientemente inserito nell’ultimo tornante che da’ accesso al Villaggio. Un mirabile esempio di architettura razionale, come ha sottolineato l’architetto Davide del Curto del Politecnico di Milano, ma soprattutto cerniera tra il “dentro” e il “fuori” degli anni in cui i pazienti erano “quasi” reclusi, e del passato e presente, o addirittura futuro dell’ospedale.
Il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Valtellina e Valchiavenna, Maria Beatrice Stasi, ha rimarcato l’importanza del sentire propria, da parte di tutte le componenti professionali, medici, infermieri, manutentori, addetti ai servizi, la struttura fisica e la storia dell’azienda che ha permesso la realizzazione del museo all’interno dell’ospedale con contributi pratici ed irreperibili se non nella memoria dei protagonisti.

L’assessore alla Cultura della Regione Lombardia, Cristina Cappellini si è detta piacevolmente stupita della presenza di un polo culturale di tale livello in una struttura sanitaria, testimone di una cultura della cura radicata da decenni nelle nostre valli alpine. Anche la Soprintendente alle Belle Arti ed al Paesaggio, Silvia Zanzani, ha voluto sottolineare la diversa declinazione di “cultura” da parte dei tanti intervenuti in ragione delle loro competenze che spaziavano da quelle sanitarie, a quelle architettoniche, ai curatori del paesaggio e, perché no, agli artigiani e manutentori che si sono occupati quotidianamente delle strutture interne ed esterne del Villaggio.
Infine la professoressa Luisa Bonesio, che ha dedicato una parte importantissima del suo studio ai Sanatori valtellinesi e pertanto è figura nota nei nostri paesi con l’associazione Terraceleste, ha sintetizzato con efficacia il raccordo che il museo costituisce tra la storia della sanità in Valtellina e il territorio. Un esempio quasi perfetto di integrazione di una struttura, nata con scopi anche autocelebrativi del regime, che ha trovato legittimazione e nuove forze positive nelle popolazioni delle nostre valli affatto incolte e retrive alle novità. L’auspicio che tali potenzialità si esplichino nuovamente per una maggior consapevolezza e cura del patrimonio storico e culturale che ci è stato affidato. Il nuovo museo, cui la professoressa Bonesio è stata nominata primo direttore, costituisce quindi un importante tassello di questo percorso.

Arrigo Canclini

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