Sant’Antonio Morignone: 26 anni fa il dramma; oggi inaugurato il primo lotto della bonifica
26 anni fa la frana di Sant'Antonio

26 anni fa la frana di Sant’Antonio

VALDISOTTO – Giornata della memoria, oggi, davanti alla enorme ferita ancora aperta nella montagna, per la gente di Sant’Antonio Morignone. Ventisei anni fa il paese veniva cancellato da quel pezzo di montagna che gli è caduto sopra e dalla furia delle acque di quel lago formato dalle calamità del 1987 che proprio la grande frana ha scaraventato sulle case radendole al suolo. Oggi si ricordano le 28 vittime di quella drammatica estate (la cerimonia religiosa alle 20.00 ad Aquilone, nei pressi del sacrario che ricorda le vittime). Ma oggi, presenti i vertici della Regione Lombardia, della Provincia di Sondrio, della Comunità Montana, del comune di Valdisotto e di altri comuni dell’Alta Valtellina, sono stati “inaugurati” i lavori del primo lotto di interventi di bonifica del fondovalle interessato dalla grande frana. La delegazione regionale era formata dagli assessori Viviana Beccalossi e Maurizio Del Tenno; quella provinciale dal presidente Massimo Sertori e dagli assessori Silvana Snider e Filippo Compagnoni. Quella locale dal presidente della Comunità Montana Alta Valtellina Gianni Confortola con il sindaco di Valdisotto Alessandro Pedrini, quello di Valdidentro Ezio Trabucchi e quello di Valfurva Angelo Cacciotto. Con loro tecnici e responsabili del cantiere e dei lavori svolti in questi anni.

Non tutti ricordano quello che è accaduto nel luglio del 1987 quando, a seguito di forti precipitazioni e del marcato rialzo termico, ampie zone della Valtellina e dei territori delle provincie orobiche e del Lario sono state devastate da alluvioni e frane. L’evento che più di tutti ha impressionato, occupando per settimane le prime pagine dei giornali, è stata l’alluvione prima e poi la frana che hanno spazzato via un intero paese, Sant’Antonio Morignone, e praticamente tutte le sue frazioni.
Le cronache ricordano come nello spazio di poche ore cadde tanta pioggia quasi quanta se ne misurava in un anno; il 17 e 18 luglio venne registrato il picco delle precipitazioni. grandi piogge e della frana di Tartano, un primo smottamento aveva bloccato l’Adda all’altezza della frazione di Morignone. Questo sbarramento ha formato un lago che in 10 giorni ha occupato quasi per intero il fondovalle e dentro il quale, la mattina del 28 luglio 1987, alle 7.20, sono precipitati quasi 35.000 metri cubi di roccia staccati dal versante del monte Zandilla (per un grossolano errore giornalistico l’evento è passato alla storia come la frana del Coppetto o della Val Pola, praticamente dimenticando il nome di Sant’Antonio Morignone).
L’enorme frana (gli esperti parlarono in seguito di “paleofrana”), e l’onda d’acqua e fango provocata dalla sua caduta nel lago, ha spazzato via Sant’Antonio Morignone, Poz, Tirindrè e una parte di Aquilone causando 27 vittime tra la popolazione gli operai che stavano lavorando per liberare l’Adda dai detriti. Sant’Antonio aveva già avuto una vittima nei giorni precedenti.
La ferita nella montagna è rimasta a testimonianza di un evento straordinario e straordinariamente drammatico: una comunità rimata senza paese! L’unico lembo di terra scampato al disastro è stato San Bartolomeo di Castelàz, promontorio dal quale – questa mattina – la delegazione di autorità regionali, provinciali e locali – ha osservato il complesso di opere di bonifica che è stato inaugurato.
“Dopo un lungo percorso, non privo di ostacoli, la chiusura del primo lotto dei lavori di sistemazione idraulica, geologica e viabilistica di quest’area – ha detto l’assessore Viviana Beccalossi – restituisce al territorio parte di ciò che era stato perso quel giorno. Oggi è doveroso fermarsi per ricordare le vittime della tragedia. Ma dobbiamo osservare che sono passati 26 anni e siamo solo… al primo lotto. C’è davvero ancora tanto da fare, con troppa burocrazia che frena e rallenta l’impegno degli amministratori. Dobbiamo fare squadra, per superare anche questi ostacoli; io ce la metterò tutta per accelerare i tempi di intervento di tutto quello che è previsto nel secondo lotto”.

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CHE COSA E’ STATO PREVISTO NELL’AREA DELLA FRANA? – Il progetto di sistemazione definitiva dell’area della frana prescriveva, per la Val Pola, l’impossibilità di realizzare un invaso a monte della frana e prevedeva la formazione di un nuovo alveo a cielo aperto del fiume Adda mediante la ricostruzione di un adatto profilo idraulico ad Aquilone. L’Adda da qualche mese è tornata a scorrere a cielo aperto ed a fianco è stata riaperta quella che abbiamo imparato a conoscere come “pista bassa” della Val Pola. “E’ stato un percorso lungo, certo, va però ricordato – ha sottolineato Viviana Beccalossi – che si è dovuta affrontare la fase dell’emergenza e della messa in sicurezza prima e che solo in un secondo tempo si è potuto procedere con la fase di riconfigurazione che è sfociata nelle opere inaugurate oggi. Siamo qui per sanare, almeno in parte, una ferita”.

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CHE COSA E’ STATO REALIZZATO IN VAL POLA? – Con le opere realizzate viene ricomposta la ‘frattura’ della valle prodotta dalla frana; è stato ripristinato il collegamento viario con l’Alta valle ; viene eliminato il rischio di formazione di onde anomale nel caso di ulteriori crolli o colate di materiale dalla frana poiché non è più possibile la formazione di un lago; viene riconsegnata l’area interessata dalla frana e dal lago in condizioni di sicurezza idraulica, recuperata ad uso agricolo.
Un uso, questo, a cui ha lavorato con particolare impegno il Comune di Valdisotto: “ci teniamo a tenere viva la memoria ed a ricordare le vittime di quel triste giorno, ma – ha detto il sindaco Alessandro Pedrini – vogliamo anche recuperare completamente e restituire alla gente la loro terra, cercando di stimolarli a valorizzarla, tornando a coltivarla”.
Ma serve continuare un lavoro che è stato lungo (forse fin troppo per la troppa burocrazia). “Oggi ricordiamo un episodio – ha osservato l’assessore Maurizio Del Tenno a margine del taglio del nastro – che rimarrà per sempre impresso nella memoria di tutti noi valtellinesi. Nel 1987 questa valle si è trovata ad affrontare una tragedia di dimensioni imponenti che ha fortemente segnato il territorio. La Valtellina ha molto sofferto a seguito di quella frana; alcuni paesi sono stati spazzati via e credo sia importante, anno dopo anno, commemorare quanti nel luglio 1987 hanno perso la vita sotto le macerie. Regione Lombardia da subito ha lavorato a fianco del territorio per cercare di far fronte a quanto successo fino ad arrivare a dare un nuovo riassetto idrogeologico alla valle e a concludere imponenti lavori di sistemazione idraulica. L’inaugurazione di oggi è un segno importante di quanto questo territorio non sia solo”.
Dalla rocca di San Bartolomeo la delegazione di tecnici ed amministratori ha osservato il grande lavoro che ha rimodellato la valle dell’Adda ai piedi della frana di Sant’Antonio Morignone. In mattinata, attraverso una serie di immagini e documenti, sono stati ripercorsi i giorni dell’alluvione, quelli della frana, quelli della lenta ricostruzione. A raccontarli Matteo Sambrizzi, oggi amministratore di Valdisotto ed allora ragazzo sfollato per l’alluvione. “Ci aspettiamo che per il secondo lotto – ha detto – le istituzioni siano più sollecite, come meno burocrazia; ci sono opere che non possono più aspettare…”.
A San Bartolomeo la delegazione ha visitato la chiesetta che è rimasta l’unica testimone di un paese e di una comunità; in precedenza, davanti a sacrario che nella serata di domenica 28 luglio ha accolto in preghiera la comunità di Sant’Antonio, il parroco don Bruno Rocca ha nominato una per una le vittime di 26 anni invitando tutti a non dimenticare quel dramma.

Armando © Trabucchi

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