E’ stato presentato ufficialmente a Sondrio, nella Sala Vanoni del Palazzo del BIM,il progetto sperimentale di prevenzione del suicidio “Dopo la Malaombra”. Sono intervenuti il dott. Giulio Boscagli, assessore regionale alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale al momento dell’approvazione del progetto, la dott.ssa Caterina Perazzo, Direttore sociale dell’ASL della provincia di Sondrio, la dott.ssa Beatrice Stasi, Direttore amministrativo dell’Azienda Ospedaliera Valtellina e Valchiavenna, il Prof. Aldo Bonomi, Direttore del Consorzio AASTER, il Dott. Mario Ballantini, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale.
Per primo ha parlato Giulio Boscagli sottolineando l’importanza di questo progetto su un territorio come quello della provincia di Sondrio, colpito in maniera così significativa dal fenomeno del suicidio: “Credo che quello che è stato fatto e che si farà qui sul tema dei suicidi possa diventare un segno anche per altri territori e per altre iniziative, c’è un malessere che non può essere tralasciato oltre misura, il coraggio di aver messo a tema questo del suicidio è una sfida che mi auguro possa poi interessare in futuro altri territori. Infine devo dire che questo progetto è un esempio di sussidiarietà concreta, questo insieme fra istituzioni e realtà del sociale è un buon esempio di sussidiarietà”.
Caterina Perazzo ha continuato dicendo che: “è necessario affrontare insieme un’emergenza tale fra le varie presenze sia istituzionali, sia di terzo settore, sia di ricerca, sia di intervento sociale del nostro territorio, perché il problema c’è e su questo credo che si possa costruire, questa è un’azione vera di comunità. Per farlo bene questo progetto deve essere dentro la “malaombra” ci dobbiamo calare dentro questa problematica”.
E’ intervenuta poi Beatrice Stasi: “Dopo il lavoro di analisi sul fenomeno del suicidio, oggi parte un progetto concreto, a seguito di dati analizzati a livello clinico e sociologico sul fenomeno, formando delle persone qualificate che possano intervenire, facendo e intercettando le persone che arrivano in reparto o in pronto soccorso che hanno tentato il suicidio. L’approccio di Dopo la Malaombra è assolutamente interessante, è multilivello e multi-professionale, se riusciamo a fare squadra su questo credo che sarà un bene per i destinatari del progetto e per la popolazione in generale del nostro territorio”.
In seguito è intervenuto Aldo Bonomi, che ha preso parte fin dall’inizio al gruppo di lavoro della Malaombra e oggi sostiene il progetto “Dopo la Malaombra”: “La prima cosa che mi pare importante sottolineare è come sia iniziata la mobilitazione sociale e culturale attorno al problema: se non ci fosse stata la parrocchia di Tresivio dove abbiamo iniziato, un piccolo gruppo di persone, a riunirci e a interrogarci sul tema con Don Augusto Bormolini, che è anche responsabile della Caritas provinciale, questo progetto oggi non ci sarebbe. Lo dico affinché non si dimentichi che l’innovazione e le domande interroganti spesso vengono dal basso. E’ un tema per cui i numeri ci interpellano e che deve essere reso visibile anche attraverso i mezzi di comunicazione. Il progetto ora prosegue con diversi filoni di lavoro: il primo è quello di continuare il lavoro di ricerca-azione, sensibilizzazione e animazione territoriale. I soggetti del sociale e della clinica devono entrare in relazione, devono contaminarsi e convergere. Il vero patrimonio del progetto che rimarrà al territorio è il gruppo degli operatori delle tre organizzazioni del sociale che se ne occupano: Il Gabbiano, la Navicella e il Consorzio Sol.Co. Il compito nostro è di non far cadere questo patrimonio di competenze e saperi che restano sul territorio. Il vero scopo è che alla fine in Valtellina, grazie al progetto, nessuno di quelli che hanno avuto la “malaombra” in casa possa più dire sono solo”.
Infine, ha preso la parola il dott. Mario Ballantini, richiamando le finalità e le azioni del progetto: “A mio modo di vedere il problema del carico del suicidio è largamente sottostimato dall’opinione pubblica. È importante capire che il carico umano, sociale e sanitario di questo fenomeno è ben oltre quello che normalmente percepisce la gente. In Italia i tassi di incidenza del suicidio per 100.000 abitanti sono intorno al 5, ma ci sono delle zone dove questi dati sono più che doppi, c’è l’area soprattutto del nord Italia dove il fenomeno è più rappresentato, fra cui è compresa anche la provincia di Sondrio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità mette a fuoco che la prevenzione del suicidio ha bisogno di interventi che vadano oltre il settore sanitario, che devono riguardare molti settori. E’ importante che le azioni multisettoriali di prevenzione si concentrino tutte insieme sullo stesso territorio in un periodo specifico, come nel progetto “Dopo la Malaombra” in Valtellina e Valchiavenna”.
Erano presenti alla conferenza stampa anche gli altri referenti dei partner del progetto: per l’ASL Massimo Tarantola e Sara Gallo, per il Sol.Co. il Presidente Massimo Bevilacqua, per Il Gabbiano Cecco Bellosi, per Caritas Don Augusto Bormolini, per Navicella Enrico Del Barba. Oltre a loro c’erano tutti gli operatori del gruppo di lavoro del progetto e Manuela Colombera, che ne è il coordinatore operativo.
In sintesi, il progetto “Dopo la Malaombra” svilupperà il proprio intervento sulla prevenzione del suicidio in maniera trasversale, integrando la clinica con il lavoro di sensibilizzazione nelle comunità, si rivolgerà alla popolazione, ai facilitatori di comunità, ai medici di medicina generale, ai gruppi ad alto rischio di comportamenti suicidari, ai loro familiari, in collaborazione con le istituzioni, le associazioni e il terzo settore in generale, i mass media, il mondo delle imprese e i sindacati. Una pluralità di azioni e di soggetti, perché la prevenzione del suicidio in provincia di Sondrio è una sfida impegnativa, ma possibile da affrontare se coinvolge tutti, i singoli cittadini, le reti sociali e professionali, le comunità e le istituzioni e anche il mondo dell’informazione.
Una sfida che ambisce a ridare senso, affinché il territorio non sia solo il luogo della manifestazione del disagio o della patologia ma anche quello della cura e dell’appartenenza. Ma ogni sfida, per tentare risposte, deve saper andare in profondità, facendo perno sul territorio e sulla comunità locale. Nell’ambito di “Dopo la Malaombra” è già nato un sito web, www.malaombra.it, realizzato dal responsabile comunicazione del progetto, Sergio Segio, impegnato a fornire, anche agli operatori dei media, informazioni continue e aggiornate sia sull’andamento del progetto sia in generale sul fenomeno del suicidio, a livello locale, nazionale e internazionale, e sulle attività di prevenzione, di cura e di sostegno.

Ufficio stampa: [email protected]

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