Museo Civico di Bormio: cinquant’anni di memoria, storia e tradizione
15 agosto 2012
La festa di compleanno del Museo di Bormio

La festa di compleanno del Museo di Bormio

Cinquant’anni non sono, con i ritmi dei tempi moderni, un periodo particolarmente lungo. Ma se questi cinquantanni sono la somma di secoli di testimonianze, racconti, ricordi e documenti allora cambia tutto. Sono i cinquant’anni del Museo Civico di Bormio, festeggiati martedì 14 agosto 2012 nella cornice di Palazzo de Simoni.

A proporre l’idea di un museo a Bormio e ad iniziare l’attività furono gli Amici di Bormio. Associazione culturale che proprio in quello scorcio di inizio anni sessanta a Bormio aveva iniziato a proporre iniziative, stampare e ristampare libri, lanciare provocazioni e promuovere anche qualche “battaglia politica” con lo scopo di provare a difendere e conservare tradizione e memoria. Difesa e conservazione che sono la ragione prima della nascita del Museo Civico di Bormio, nel 1962, sotto la spinta di Francesco Bariffi (allora preside di scuola media a Bormio) che ne fu il primo presidente; di Roberto Togni (docente di museografia a Trento) che ne fu il primo direttore; Carlo Ericini, amministratore del Comune di Bormio, che fu il motore di questa iniziativa nei primi fondamentali decenni di vita.

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Tre nomi che sono incisi nella memoria di una istituzione da prima privata e poi pubblica; agli inizi limitata a pochi locali e poi capace di rendere vivo un intero castello. Tre nomi che si affiancano a quelli – ricordati dal primo cittadino di Bormio nel suo intervento – di Primo Romani che ne fu il primo custode – di Emanuela, Renata e Michele che ne sono oggi responsabili, custodi, animatori.
“Fra affreschi, ritratti austeri di nobili personaggi, eleganti arrendi ed oggetti di arte sacra, colta e popolare – ha ricordato ancora Occhi – trovano la loro collocazione attrezzi ed utensili tipici della cultura alpina, delle tradizioni contadine ed artigianali. Tutti, credo, hanno avuto la possibilità vedere ed apprezzare le collezioni del Museo Civico. L’invito che ora rivolgo è quello di riscoprirlo: sicuramente sarà l’occasione per far riemergere quanto abbiamo dimenticato e, perchè no, di far scoprire qualcosa di nuovo”.

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Roberto Togni ha provato a tracciare, spaziando tra esempi e testimonianze in tutta Europa, il percorso del Museo di Bormio; ma soprattutto ha provato a spiegare quale è stata (e forse quale dovrebbe essere anche oggi) la ragione che ha motivato le persone che hanno ideato, realizzato e coltivato l’idea, il progetto e l’istituzione museale. Ne ha evidenziato anche le opportunità turistiche, oltre che storiche e culturali improntate alla conservazione ed alla tutela della memoria, denunciando anche malefatte dei decenni passati a proposito, per esempio, di stabilimenti termali, complessi alberghieri, edifici antichi lasciati cadere o demoliti, anche in centro a Bormio.
Anche per questo motivo è importante il Museo Civico di Bormio. Per non dimenticare i pionieri del termalismo e dello sci, dell’alpinismo e dell’esplorazione, per non dimenticare le case cantoniere dello Stelvio o gli eventi delle grandi guerre; per non lasciar sbiadire la memoria di un territorio importante sin dall’epoca romana e probabilmente anche prima; perchè, in fondo, coltiva le nostre radici e conserva il diario della nostra storia. Così come altre importanti istituzioni museali, a partire dal museo vallivo della Valfurva che ha preso le mosse allo stesso modo: la consapevolezza di chi, allo scoppiare del boom economico, vedeva sparire le testimonianze del tempo e della terra.

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Un plauso, dunque, a quelle persone che hanno iniziato quel cammino. Ed un plauso – come ha evidenziato il consigliere comunale Beatrice Bellotti – a coloro che in cinquant’anni si sono impegnati in qualche misura per il Museo di Bormio. Nell’elenco forse manca qualcuno: “fatecelo sapere” ha detto Beatrice Bellotti, che avremo modo di dimostrare riconoscenza anche a loro. Intanto sono stati consegnati diplomi a Angela Acchino, Giacomo Andreola, Reginaldo Bonetti, Gabriele Bongiorno, Lietta Bracchi, Luigi Giorgio Berbenni, Lorenzo Berbenni, Adriano Buraschi, Giuseppe Cola, Valerio Colturi, Renzo Compagnoni, Lina Canclini, Giovanna Confortola, Ada Cola, Renata Canclini, Bruno Ciapponi Landi, eredi di Melide Canclini, eredi di Carlo De Lorenzi, eredi di Milo De Gasperi, Agostina Dei Cas, Silvia Ericini, eredi di Carlo Ericini, Mirella e Riccardo Guasco, Maurizio Gandolfi, Adele Minonzio, Giorgio Magenta, Giulio Massa,Angelo Maderna, Mariuccia Morcelli, Felice Meraldi, Raffaele Occhi, eredi di Sergio Pedrana, parrocchia di Cepina, parrocchia di Bormio, Franca Pianta, Giuseppe Prinster, Francesco Pace, Giovanni Peretti, Piermarino Pedranzini, Bruno Pedrana, Aldo Pedrana, Bortolo Rinaldi, Stefania Rinaldi, Virginio Recalcati, Primo Romani, Lucia Rodigari, Edi Romani, famiglia Salacrist, eredi Stefano Sertorelli, Corinna Schivalocchi, Franco Secchi, Giulio Sambrizzi, Guido Secchi, Cecilia Sassella, Angela Sertorelli, Donato Sertorelli, Paola Spadoni, Angelo Tedesco, Armando Trabucchi, Giacomo Trabucchi, eredi di Massimo Trabucchi, Fabio Togni, Roberto Togni e Luciana Zappa.

Tra i protagonisti di questa bella storia che è il Museo Civico di Bormio c’è Carlo Ericini. Il figlio Stefano, la compagna Erminia e tutta la Famiglia Ericini, hanno voluto ringraziare il Sindaco, l’amico assessore Gianni Confortola, il direttore del museo, la presidente della Commissione Cultura e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della celebrazione del Cinquantesimo Anniversario della fondazione del museo, per il sentito e affettuoso ricordo di Carlo, grande appassionato di storia locale.

L’iniziativa di martedì 14 agosto 2012, con la collocazione nella sala grande di Palazzo De Simoni della targa che ricorda i pionieri del museo di Bormio, è la prima di una serie di eventi che sottolineano il mezzo secolo di vita dell’istituzione. A partire dalla fresca e straordinaria scoperta della “madonna del sottotetto” di cui si parlerà in un incontro a lei dedicato il 21 agosto 2012.


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