VALDISOTTO – La consuetudine si perde nella notte dei tempi, e non è una frase fatta. Le sue origini sono controverse, ma uniscono culture e credenze popolari in un evento raro nella geografia valtellinese: nella serata e nella notte del 9 agosto, anche quest’anno, si sono levate alte da Oga le fiamme di San Lorenzo.
Fiamme, o meglio “flama” per dirla nel dialetto locale; “flama de San Lorenz”, perchè proposte nella vigilia del 10 agosto, San Lorenzo appunto, festa patronale della frazione di Valdisotto. Nello spazio di pochi minuti va in fiamme e fumo il lavoro di decine di persone, soprattutto giovani e ragazzi, impegnate per settimane a preparare le grandi cataste di legna da bruciare. In larghissima parte frutto della pulizia dei boschi che circondano la frazione; alcuni di questi – come quello che svetta dalla località Tadè, punto d’arrivo degli impianti di risalita della località – visibili persino dalla conca di Bormio.

Una mezza dozzina le zone nelle quali vengono ogni estate preparate le cataste di legna. Abbiamo detto di Tadè; poco più in alto è stato realizzato quello dei Pianoni dell’ex Villa Crespi. Al Forte di Oga un altro falò, che ha bruciato il risultato della pulizia dell’area. In paese altre quattro fiamme attorno alle quali, da sempre, si raccolgono gruppi di famiglie e di amici, compresi i numerosi ospiti di Oga ai quali vengono offerti dolci preparati per l’occasione e il tradizionale vin brulè. Uno dei punti di maggiore afflusso è quello immediatamente sotto la località “Straveder”; la strada che porta al Forte di Oga è un loggione straordinario per osservare, con il panorama di Bormio notturna sullo sfondo, quasi tutte le fiamme accese in paese. Ed a completare il tutto la raffica di fuochi artificiali che saluta lo spegnersi dei falò e l’avvicinarsi al momento della festa del patrono. Un rito che i genitori consegnano ai figli, che riunisce le famiglie e accoglie forestieri e valligiani, che saluta la bella stagione e consegna alla tradizione il compito di conservarlo nel tempo.
Vien giustamente da chiedersi, però, da dove tragga origine questa consuetudine.
Quella de “Li flama” è infatti una delle tradizioni storiche del piccolo paese di Oga, a cui la popolazione locale è legata in modo particolare. I tipici falò notturni (ed in particolare il grande falò posto sul balcone naturale di Tadé a 1900 metri di quota) vengono accessi in vari punti del paese e sulle pendici del monte San Colombano. Da tempo immemorabile gli abitanti del paese si impegnano nella raccolta di notevoli cataste di legna che vengono poi bruciate in un colpo solo, creando nell’insieme un effetto grandioso ed affascinante. Nella tradizione locale sembra si voglia evocare il martirio di San Lorenzo, patrono del paese, che venne bruciato vivo su una graticola. Molto probabilmente però la tradizione della maestosa flama di Tadé, gelosamente custodita dalla gioventù di Oga, ricorda il rito pagano che anticamente concludeva il raccolto delle messi, rito di rigenerazione della natura dopo un ciclo vegetativo. Allo stesso tempo anche rito di rinnovamento della collettività poiché si accompagnava ad una festa notturna dei giovani, da considerarsi come una rilettura di rituali orgiastici, dionisiaci, in cui si ritualizzava il caos primordiale precedente la creazione. Quanto ai falò più piccoli che si accendono in paese, sono forse un’eco dell’incenerimento dell’ultimo covone che, nei tempi passati, veniva bruciato al termine della mietitura per spargere le ceneri così ottenute allo scopo di accrescere la fertilità dei campi.
Come detto oggi sono meno di una decina i falò accesi nella serata e nella notte del 9 agosto: alcuni nei prati posti in prossimità del paese, altri in alto nei boschi. “Quest’anno – ci ha spiegato Andrea Maiolani – gli adolescenti che fino all’anno scorso si impegnavano a preparare i falò nei pressi del paese, hanno raggiunto con l’età anche una loro autonomia: per questo si staccano dagli adulti che li seguivano negli anni passati e – soli – si impegnano a realizzare ed accendere i falò posti a quota più elevata. Anche questo distacco, questo responsabilizzarsi fa parte della tradizione ogolina: a rappresentare l’avvicinarsi all’età adulta. A loro – adolescenti – che si sono portati in quota, subentreranno per la preparazione dei falò prossimi al paese altri bambini e ragazzi del paese, a portare avanti una tradizione bella, suggestiva e legata inconsciamente ai riti arcaici e pagani”.
Le immagini inserite a corredo del servizio (di Armando © Trabucchi) non riescono a raccontare quello che solo gli occhi sanno cogliere e vedere…
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