Saranno le Regioni, e non lo Stato, a indire le gare per il rinnovo delle concessioni per le grandi derivazioni idroelettriche, e quindi a introitarne i ricavi; sull’offerta economica delle aziende prevarrà la compensazione territoriale, che si tradurrà nella realizzazione di opere accessorie.
Una percentuale del 20% dei canoni che le Regioni trasferiranno ai territori sarà utilizzata per ridurre il costo della bolletta elettrica di cittadini e imprese. E, in aggiunta, da fonti ministeriali, si è appreso che, con le nuove gare, la partita delle concessioni varrà il doppio di oggi: circa 400-450 milioni di euro. Questo l’esito della lunga trattativa, più un braccio di ferro che un confronto pacato, sull’articolo 37 del Decreto Sviluppo. “È stato difficile – sottolinea il parlamentare valtellinese Jonny Crosio, passato da una riunione a un incontro ristretto per tutta la giornata di ieri, fino a mezzanotte –, ma siamo riusciti ad ottenere un risultato importante, tutt’altro che scontato, per la volontà del Governo di garantirsi risorse tanto importanti in un momento in cui c’è la necessità di fare cassa. Ma in gioco c’era il futuro del nostro territorio, come di altri, non potevamo arrenderci. Credo che, in questa situazione, abbiamo ottenuto il massimo risultato possibile: un’assicurazione per lo sviluppo della nostra provincia, il giusto riconoscimento per quanto ci viene tolto”.
Il via libera ufficiale è arrivato oggi (19 luglio 2012) con l’approvazione della commissione Finanze della Camera, ma il testo del nuovo articolo 37 del Decreto Sviluppo, che ridisegna il quadro delle grandi concessioni idroelettriche, è stato concordato e riscritto, al termine di un braccio di ferro durato ore, nel corso di una riunione ristretta alla quale ha partecipato il parlamentare valtellinese Jonny Crosio. Da una parte i parlamentari, oltre a Crosio il capogruppo della Lega Nord in Commissione Gianni Fava ed Erminio Quartiani del Pd, a sostenere i diritti dei territori, dall’altra i rappresentanti del Governo: i sottosegretari Claudio De Vincenti, allo Sviluppo economico, e Guido Improta, alle Infrastrutture. La riunione si è caratterizzata per i toni accesi e per i momenti di tensione che si spiegano con la ribellione dei parlamentari che non hanno accettato i diktat del Governo: “Non potevamo lasciar passare la loro linea che ci avrebbe penalizzato, ma abbiamo dovuto combattere per affermare le nostre idee. Ho trovato un valido alleato nel collega Quartiani che ha avuto un ruolo importante”, commenta Crosio.
La riunione decisiva era stata preceduta, qualche ora prima, da un altro incontro riservato, concomitante alla seduta congiunta delle commissioni Finanze e Attività Produttive, presenti Crosio con il collega trentino Maurizio Fugatti, il sottosegretario De Vincenti e il presidente della commissione Finanze Gianfranco Conte. In quella sede erano stati definiti i subemendamenti presentati dopo che il Governo non aveva accolto gli emendamenti proposti dai parlamentari che recepivano le richieste del territorio e della politica. “Il Governo aveva riscritto l’articolo – ricorda Crosio –, ma ancora non ci piaceva, per questo motivo abbiamo dovuto presentare i subemendamenti e lottare per imporne il contenuto”. Un lavoro di taglia e cuci con le parti arroccate ciascuna sulle proprie posizioni che si è concretizzato solo a tarda serata per definire il testo che è stato definitivamente licenziato nel pomeriggio di oggi nella riunione congiunta delle due commissioni.
Determinante per il positivo esito della vicenda è stata anche l’azione congiunta dei governatori di Lombardia, Piemonte e Veneto, Roberto Formigoni, Roberto Cota e Luca Zaia, che hanno sostenuto le rivendicazioni del territorio davanti al Governo attraverso una presa di posizione pubblica, nelle scorse settimane. Impegno e determinazione, su tutti i fronti, hanno convinto i rappresentanti del Governo in commissione ad accogliere le richieste del territorio.
Su informazioni dell’Ufficio Stampa dell’On Crosio
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