L’Ecomuseo della Valmalenco è un’istituzione culturale formata dai cinque comuni di Chiesa, Lanzada, Caspoggio, Torre di S.Maria e Spriana. Recentemente riconosciuto dalla Regione Lombardia, esso costituisce un ente apolitico, senza scopi di lucro e con fini esclusivamente culturali.
La sua denominazione, “Ecomuseo della Valmalenco”, intende connotare la specificità territoriale dei cinque Comuni aderenti: un territorio molto vario, ricco di arte, storia, tradizioni, bellezze naturali e paesaggistiche che interagiscono tra loro e, soprattutto negli ultimi decenni, sono divenuti elementi di interesse in termini di appetibilità turistica dell’area.
Contrariamente all’idea che il nome suggerisce, l’ecomuseo non è un museo, almeno nel senso tradizionale del termine, ossia un luogo dove si custodiscono oggetti, e non riguarda neppure solamente l’ecologia. L’ecomuseo è un’istituzione volta a conservare, valorizzare e far conoscere l’intero patrimonio culturale e paesaggistico di un territorio: dai beni architettonici e artistici agli alpeggi e alle vette e ai ghiacciai, dalle collezioni museali (mineralogiche, etnografiche) alle cave e alle miniere, dalle strade e dai torrenti alla gente che ci vive. Rientra nel patrimonio di un ecomuseo anche quello cosiddetto “immateriale”, fatto di conoscenze e di saperi tramandati nel corso del tempo, di tradizioni popolari, di dialetti, di gesti e modi di vivere.
L’Ecomuseo è dunque principalmente uno strumento con il quale la popolazione può valorizzare le proprie tradizioni, recuperando le tracce materiali e immateriali del proprio passato, per farle vivere ancora oggi. Resti storici di torri e fortificazioni, chiese e cappelle, antichi borghi rurali, strade secolari e sentieri, insieme a tracce meno “nobili”, ma forse più significative come gli alpeggi, le cave, le miniere, i torni, i campi terrazzati, gli abbeveratoi, i forni e i mulini, i laveggi, le piode e i “peduli”, tutto ciò che, nel corso dei secoli, ha costruito il volto del nostro territorio.
Perché la Valmalenco non è solo sport invernali e alpinismo d’alta quota. Anche questa porzione di arco alpino ha subito in questi ultimi decenni la generalizzata “crisi” del turismo di massa. L’evoluzione della domanda turistica oggi va in direzione di una sempre maggior consapevolezza ed esigenza da parte del turista stesso, che vuole vivere e fruire di tutto il territorio visitato. E in questo campo le potenzialità della Valmalenco sono enormi: l’Ecomuseo, riconosciuto inizialmente come Ecomuseo della Miniera della Bagnada di Lanzada, ha già egregiamente svolto, in questi ultimi tempi, un’importante attività di richiamo turistico con l’apertura della miniera stessa e con l’allestimento di un interessante museo ad essa collegato, un sito internet particolarmente approfondito e all’attivo una rilevante attività divulgativa con visite guidate sia per singoli gruppi di turisti che per scolaresche. Ora che l’Ecomuseo abbraccia l’intera Valle, va da sé che gli ambiti di attività in termini di valorizzazione turistica del territorio saranno molteplici. Ma è una sfida che, guardando al proprio futuro e alla propria identità locale, la Valmalenco deve affrontare. Conoscere e conservare il patrimonio da un lato, valorizzarlo e renderlo fruibile anche in termini turistici dall’altro: questi sono gli obiettivi che l’intera Valle deve porsi e sui quali l’Ecomuseo intende fondare la propria attività.
A cura di Saveria Masa, Coordinatore dell’Ecomuseo della Valmalenco
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