Sempre più numerosi i segni e le tracce della presenza dell’orso in Alta Valtellina
29 maggio 2012
La serata dedicata all'Orso

La serata dedicata all'Orso

BORMIO – Gli avvistamenti, l’analisi dei reperti e le tracce sempre più numerose non lasciano più dubbi. L’orso è tornato e sta prendendo pian piano possesso anche delle zone della media ed alta Valtellina. Si tratta ancora di presenze sporadiche – spiegano gli esperti -, dovute presumibilmente a giovani maschi in dispersione dal Trentino.

Presenze la cui sempre maggior frequenza da un lato è motivo di soddisfazione per chi si sta adoperando da diverso tempo perchè il grande plantigrado torni a popolare i boschi che abitava sino ad un secolo e mezzo fa e che le ragioni più diverse, dalla paura a motivi economici, hanno praticamente debellato. Ma è anche elemento di forte preoccupazione per chi vive e conduce le più diverse attività in montagna che pare essere più spaventato che propenso a considerate la situazione (lo stanno facendo in Trentino) come una opportunità.
Una cosa è certa: ora non ci si può più domandare “se” o “quando” l’orso tornerà stabilmente anche nei territori che comprendono le Prealpi orobiche e le Alpi Retiche; il problema è “come rendere meno problematico per le popolazioni questo ritorno”.

Parlano gli esperti

Parlano gli esperti

Innegabile, inevitabile per certi versi, che gli avvistamenti dei orsi facciano notizia. E della “cattiva informazione” fatta da taluni media “che creano sconcerto e spavento” hanno espressamente parlato i responsabili del progetto Life-Arctos presenti all’incontro organizzato nella serata del 28 maggio 2012 dal Parco dello Stelvio presso la sala della Banca Popolare. Innegabile anche – e nell’incontro è stata espressa da diverse persone – la forte preoccupazione degli allevatori che hanno investito per decenni nel miglioramento della razza e potrebbero avere problemi; delle mamme che non vogliono correre il rischio di incontri sgraditi per i loro figli; degli apicoltori che vedono la loro attività a rischio; di persone che non condividono iniziative e progetti marcatamente ambientalisti. Ma è sempre più forte (e lo ha dimostrato un veloce sondaggio che Carletto Bormolini, uno di quegli apicoltori preoccupati della situazione, ha proposto ai partecipanti alla serata) la percezione positiva e favorevole verso le iniziative che sono state messe in campo per riportare l’orso sulle Alpi.

Informazione e comunicazione

Informazione e comunicazione

Progetto, questo, sostenuto da importanti finanziamenti europei e illustrato nel dettaglio da Antonella Songia di Regione Lombardia. “Questa serata è stata voluta espressamente per gli operatori turistici – ha spiegato – per capire insieme a loro se questo progetto può avere una rilevanza anche in questo comparto. In Trentino la paura e lo scetticismo di operatori e turisti, spesso allarmati dai titoli dei media, è stata combattuta proprio facendo leva su questa presenza che è diventata occasione di richiamo”.
Le ragioni del progetto e le sue finalità contemplano anche la sistematica raccolta di informazioni e una serie di procedure relative ai rimborsi (grazie ad una assicurazione stipulata al riguardo da Regione Lombardia).
Della presenza dell’orso in particolare in Alta Valtellina, avvistamenti e analisi delle tracce, si è occupato il coordinatore scientifico del Parco Nazionale dello Stelvio, Luca Pedrotti. “Siamo in presenza di segnalazioni sempre più frequenti – ha detto Pedrotti – e di tracce sempre più evidenti. Siamo sicuri che si tratta di un paio di maschi errabondi, capaci di grandi spostamenti in breve periodo. Ma capaci anche di memorizzare i luoghi dove possono trovare cibo”.

Tutti gli avvistamenti degli ultimi anni

Tutti gli avvistamenti degli ultimi anni

I primi verificati avvistamenti sono avvenuti nel 2007, nella zona di Cancano e poi in Svizzera. Probabilmente il terzo figlio di Jurka che è stato poi catturato ed abbattuto proprio in Svizzera. Nel 2008 gli avvistamenti hanno riguardato la Val Camonica e la bassa Valtellina; forse JJ5, altro figlio di Jurka, che dopo aver percorso le Orobie ha fatto rientro in Trentino. Nel 2009 è stato rilevato un “evento sporadico” con il passaggio ben documentato da Eraldo Meraldi (ne parlò per primo proprio in nostro giornale, vedi servizio) sul ghiacciaio dei Forni nella zona del Colle degli Orsi. Nel 2010 non ci sono stati avvistamenti o segnalazioni mentre le tracce e i segni della presenza del grande plantigrado sono stati numerosi nel 2011. A partire da un’altra presenza (anche in questo caso svelata in anteprima proprio dal nostro giornale, vedi servizio) nella zona della Valle dei Vitelli nel Parco dello Stelvio. Presenza fotografata da due turisti e poi confermata dalle guardie forestali. L’avvistamento avvenne in giugno (periodo classico per questi spostamenti). Altra presenza è stata registrata in autunno quando, in Valdidentro, c’è stata la prima predazione di pecore della quale si sarebbe reso responsabile un maschio giunto, anche questo, dalla provincia di Trento.
Nella seconda decina di maggio 2012 la serie di avvistamenti forse più numerosa con altre tracce di predazione, stavolta di un alveare (mentre non vi sarebbero conferme circa razzie presso cassonetti dei rifiuti). Le segnalazioni sono arrivate tra il Lago delle Scale nella zona di Cancano, sulla strada Decauville sopra Valdidentro, a Livigno, e poi ancora nella valle di Cancano, a Plator (dove è stata presa di mira un’arnia). Infine in Val di Rezzalo.
Che si tratta del passaggio di un orso lo conferma il personale della Forestale: “ci sono elementi che ci indicano chiaramente – ha detto Gerry Urbani – se si tratta di un orso o di un altra presenza. Facciamo le opportune verifiche
e raccogliamo le denunce, anche perchè sono previsti in questo caso i risarcimenti”.
Secondo gli esperti sarebbero tre gli animali che stanno percorrendo sentieri e montagne dell’Alta Valtellina e farebbero parte dei quel gruppo che sta progressivamente colonizzando le Alpi Centrali dimostrando – secondo Pedrotti e secondo Mauro Belardi (uno dei massimi esperti in questo campo) – che il nostro è un habitat naturale capace di accogliere il ritorno del grande plantigrado.
Ma c’è il rovescio della medaglia rappresentato dalla preoccupazione di chi frequenta la montagna e vive stabilmente in montagna. Quella preoccupazione accennata in apertura del nostro servizio e testimoniata da una serie di interventi che hanno dimostrato quanto sia necessario lavorare sul fronte della comunicazione. Lo ha ribadito il direttore del Parco dello Stelvio Wolfgang Platter che ha portato esempi ed esperienze a cui riferirsi per cercare di superare resistenze e preoccupazioni. Soprattutto quelle di allevatori ed apicoltori per i quali non solo Regione Lombardia ha predisposto una apposita assicurazione, ma che è pronta a fornire attrezzature (come recinti elettrificati) che funzionano perfettamente come dissuasore.
Ma c’è una cosa su cui gli esperti giurano: gli orsi preferiscono allontanarsi piuttosto che attaccare; se lo fanno è solo in casi particolari come la mamma che difende i cuccioli o un animale che è stato ferito. Il vero problema è ancora una volta quello dell’informazione e dell’educazione…
Per saperne di più il consiglio è quello di rivolgersi al Corpo Forestale o alle guardie provinciali che aiuteranno anche nella eventuale richiesta di risarcimento.

Armando Trabucchi


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