TIRANO – Viva intelligenza, squisita sensibilità. Nadia Menghina è una donna brillante, caratterizzata da profonda umanità e disponibilità instancabile. Valida esperta di lingue straniere, ma anche e soprattutto figlia di un padre “eccezionale”. Un reduce che ha combattuto con coraggio, fra inimmaginabili sacrifici, assieme a quel vasto popolo di uomini, eroi spesso senza più identità, per garantire la libertà alle generazioni future.
Nel nome dell’amore filiale, Menghina ha desiderato dar vita al sogno di suo papà: un libro testimonianza delle esperienze di guerra dei reduci del secondo conflitto mondiale. Tenace, volitiva, animata da un’arcana necessità di conoscenza ha lavorato per mesi e mesi, senza sosta per reperire informazioni. Notte e giorno. Ha contattato autorità, storici, esperti, alpini, reduci, ex prigionieri, etc. E’ entrata in biblioteche. Ha spulciato archivi. Non si è fermata un solo attimo. Accanto a lei il marito Gianni. Un inspiegabile richiamo interiore l’ha spinta con determinazione a ricercare ogni più piccolo dettaglio per ricomporre quell’intricato puzzle di umili esistenze che, però, hanno fatto la Storia. Vite ormai quasi dimenticate e che rischiano di disperdersi nell’oblio del tempo. Menghina ha trascorso intere giornate, occhi negli occhi, ad ascoltare i racconti, ma più spesso i silenzi di coloro che la guerra l’hanno vissuta sulla propria pelle. Attraverso le loro parole ha avvertito l’angoscia e la paura, le notti trascorse al freddo pungente, i morsi della fame, le atrocità. Il gelo della morte. E’ iniziato un cammino. Una strada che l’ha portata a conoscere volti e nomi. E’ nato così il volume “Salutami la mia mamma. Parole e silenzi oltre la guerra”, toccante tributo al valore dei protagonisti diretti di quei drammatici eventi.
Uno scritto che racconta le sofferenze di una intera generazione e la storia quotidiana, quella spesso sottaciuta, di padri, nonni e bisnonni di ognuno di noi. Un libro degno di essere conosciuto, soprattutto letto. Un baluardo contro gli artigli del tempo che scorre. Un prezioso tributo ai reduci. A tutti i reduci di guerra. Quarantaquattro le testimonianze inedite raccolte da Menghina di altrettanti reduci della seconda guerra mondiale di Villa di Tirano. Il volume è stato presentato con successo in varie parti d’Italia (e il tour non è ancora finito). Altrettanto consenso ha ricevuto a Tirano il 26 aprile 2012. Gremita all’inverosimile la sala del consiglio. In molti si sono dovuti accontentare di assistere fuori dall’aula. Alcuni seduti per terra. Nessuno ha rinunciato andandosene via. La serata tiranese è stata resa possibile grazie all’amministrazione , all’Associazione Nazionale Alpini – Sezione Valtellinese di Tirano e l’A.B.A.T. – Associazione Battaglion Alpini di Tirano. A coordinare la serata Bruno Ciapponi Landi, assessore comunale alla cultura. In prima fila il sindaco Pietro Del Simone. Non sono mancate autorità civili e militari. Ma soprattutto non sono mancati i reduci: Erminio Martinelli, 94 anni e Natale Scilini, 90 anni. Seduti fra il pubblico hanno raccontato la loro esperienza. A dar voce, invece, ad altre toccanti testimonianze i lettori Marco, Luciana e Norma, quest’ultima nipote di un reduce. Un silenzio commosso per l’intera durata della presentazione. Poi fragorosi ed interminabili applausi. Gli utili ricavati dalla vendita del volume, edito a spese della curatrice, saranno interamente devoluti per continuare e ampliare un progetto di adozioni a distanza attualmente consistente nel sostegno di quattro bambini pakistani tramite l’associazione umanitaria Children First Onlus, realtà di cui Menghina fa parte. L’appuntamento è stato intervallato dalla bravura dei coristi del Monti Verdi guidato da Tamara Della Vedova.
E IL CORO MONTI VERDI STRAPPA APPLAUSI
Non poteva che esserci un coro come il Monti Verdi ad intervallare una serata di tale rilevanza. Una compagine corale fra le più accreditate e stimate della Valtellina. Anche in questa occasione i coristi tiranesi hanno conquistato i presenti attraverso svariati canti della tradizione popolare italiana e classici di montagna. Ma non solo. Sempre impeccabile la direzione di Tamara Della Vedova. Calorosi gli applausi.
Testo e foto di Gabriela Garbellini (riproduzione riservata)
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