Parco Nazionale dello Stelvio: Legambiente denuncia il rischio “smembramento”
1 dicembre 2010
A rischio il Parco dello Stelvio?

A rischio il Parco dello Stelvio?

2010: Anno nero per la Biodiversità. Governo e Province autonome azzerano il Parco dello Stelvio. Un atto gravissimo degli oligarchi delle autonomie provinciali trentino-tirolesi. Formigoni non accetti il diktat di Durnwalder. Legambiente tuona contro le decisioni della “commissione dei 12″ che rischiano di frantumare la più grande area protetta d’Europa…

Da settantacinque anni – ricorda Legambiente nella nota diffusa oggi -  i libri scolastici e le guide turistiche descrivono il Parco Nazionale dello Stelvio come la più grande area protetta delle Alpi Italiane, a cavallo tra Lombardia e Trentino Alto Adige. Un’area di ghiacciai e foreste dove trovano rifugio specie di fauna e di flora esclusive, con alcuni ritorni che rappresentano altrettanti successi della politica di conservazione della natura nel nostro Paese: è il caso del gipeto, il più grande rapace europeo, altrove estinto e ora invece presente in modo stabile nelle valli del Parco.
Ma tutto ciò potrebbe presto diventare solo un ricordo: ieri infatti, la “Commissione dei 12”, organismo paritetico tra Stato e Province Autonome di Trento e Bolzano, a Roma, ha deliberato la modifica del Decreto del Presidente della Repubblica che, dal 1974, istituisce il Consorzio unitario per la gestione del Parco. Con l’istituzione delle regioni e la promulgazione della legge quadro sulle aree protette del 1991, il Consorzio è stato esteso anche alla Regione Lombardia, in forza di un accordo (accordo di Lucca) siglato nel 1992. Di fatto, la deliberazione assunta ieri, senza alcuna discussione preventiva, cancella l’ente parco e trasforma il Parco Nazionale nella somma di tre aree protette, una per la provincia di Bolzano, una per la provincia di Trento e una (la più grande) in capo alla Lombardia. Ma la Lombardia non ha avuto alcun ruolo nella decisione, che dovrà essere ratificata da una legge dello Stato, e dovrà semplicemente subirne gli effetti, a meno che Formigoni non decida di farsi sentire nei Palazzi romani, come chiede a gran voce Legambiente.
“Si tratta di un atto gravissimo per il futuro del più grande Parco Nazionale delle Alpi – dichiara Damiano Di Simine, Presidente di Legambiente Lombardia – ma anche di una vera e propria pugnalata alle spalle da parte delle Province Autonome di Trento e Bolzano, nonché del Governo, nei confronti della Lombardia, regione entro i cui confini si trova oltre la metà del territorio del Parco. E’ grave che l’oligarchia della “Commissione dei 12”, un organismo sottratto a qualsiasi confronto democratico, abbia usato le speciali prerogative attribuitele dagli Statuti di Autonomia per danneggiare il Parco e gli stessi interessi di una regione confinante. E’ poi grave che un simile atto, che creerà enormi problemi per la sopravvivenza del Parco soprattutto nelle valli lombarde, costituisca il coronamento di un “Anno Internazionale della Biodiversità” che, tra tagli e inerzie ministeriali, diventerà l’anno nero per la biodiversità nel nostro Paese. Chiediamo a Formigoni di farsi sentire e di far valere le prerogative di Regione Lombardia, affinché il Parlamento non proceda all’approvazione di quella che, diversamente, diventerà una semplice legge di ratifica delle decisioni di Durnwalder”.
Sarebbe infatti proprio Luis Durnwalder, Landeshauptmann della Provincia di Bolzano, il vero regista dell’operazione. Non sappiamo se la decisione di ieri sia frutto di un accordo sul voto dei parlamentari SVP in vista della fiducia al Governo, o se sia un banale capriccio del “principe” dell’Alto Adige, da sempre molto impegnato per assicurare ai cacciatori sudtirolesi la possibilità di sparare ovunque, anche nelle aree naturali protette. “Questa forse è fantapolitica, di sicuro a farne le spese sarà il Parco Nazionale”.

Su informazioni dell’Ufficio stampa Legambiente Lombardia

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