L'ultimo atto ufficiale della passata stagione a Bormio

L'ultimo atto ufficiale della passata stagione a Bormio

BORMIO – Cominicano a venire al pettine i primi nodi di una situazione, quella della nazionale azzurra dello short track, che definire “difficile” è davvero molto riduttivo. Dopo la “crisi”generata dalle esternazioni di Arianna Fontana durante le Olimpiadi di Vancouver non mancano ritiri (anche eccellenti) e soprattutto le polemiche…

Confessiamo di aver sempre avuto possibilità di avere informazioni di prima mano circa l’attività degli azzurri dello short track. Con i nuovi staff tecnici tutto è diventato più difficile; riprendiamo le notizie dalla stampa nazionale perchè nemmeno il sito ufficiale della federazione contiene informazioni aggiornate e soprattutto esaurienti…
Armando Trabucchi

Scrive Francesco Paone su wintersport.com

Sul finire dei Giochi olimpici di Vancouver Arianna Fontana, dopo l’eliminazione ai quarti di finale nei 1.000 metri, lanciò in diretta ai microfoni di Sky un durissimo “J’accuse” nei confronti dello staff tecnico italiano. Da quel momento per lo short track azzurro non c’è più stata pace, e anzi la situazione sembra peggiorare di giorno in giorno.

Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, ieri a Bormio sarebbe dovuto iniziare un raduno della nazionale italiana, ma in realtà nessun allenatore si è presentato a guidarlo.

Si tratta dell’ultimo episodio figlio di un ambiente sprofondato nel caos tecnico più totale e lacerato da fortissime lotte intestine. A fine stagione Fabio Magarotto è stato rimosso dall’incarico di ct, affidato al canadese Eric Bedard. Tuttavia l’ex coach della nazionale tedesca ricopre il ruolo, di fatto, in maniera part-time non essendo con costanza in Italia.

Inoltre il vice scelto inizialmente, Roberto Sighel, proveniva dal pattinaggio di velocità ed è stato esautorato in breve tempo venendo sostituito da Maurizio Carnino. In assenza di una guida tecnica, molti atleti in dissidio con le scelte o completamente sfiduciati, hanno deciso di appendere i pattini al chiodo. L’ultimo in ordine di tempo è Claudio Rinaldi, il cui abbandono segue quelli di Katia Zini, Nicolas Bean e Roberto Serra.

Ormai la squadra vive nell’anarchia totale e gli atleti ancora in attività sono sostanzialmente costretti ad allenarsi in regime di autogestione, preparandosi indipendentemente verso la nuova stagione.

Lo short track italiano, paradossalmente l’unica disciplina del ghiaccio in grado di ottenere una medaglia olimpica in quel di Vancouver, sta quindi attraversando un periodo oscuro che peraltro, mancando totalmente un progetto, rischia di ripercuotersi anche sugli atleti più giovani.

Francesco Paone

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