Basta parlare della montagna solo in modo negativo…
27 agosto 2010

Troppo spesso nel nostro paese quando si parla di montagna lo si fa in modo negativo: si parla di montagne assassine, nel caso d’incidenti mortali, oppure si fanno allarmismi inutili per incidenti sfiorati o per disavventure accadute per l’imperizia dei protagonisti.

E’ di questi giorni la notizia apparsa con grande enfasi su un quotidiano locale, distribuito quindi in una provincia montana per eccellenza come la nostra, della “disavventura” vissuta da due escursionisti smarritisi nel bosco durante una passeggiata, notizia i cui toni hanno finito per mettere in cattiva luce il nostro territorio e per mortificare il lavoro di cura e manutenzione della sentieristica svolto con passione e fatica dai tanti volontari del C.A.I. in collaborazione con gli Enti locali.
Il quotidiano, che dedica al fatto perfino una locandina, un titolo in prima pagina, ed un’intera pagina interna, proclama con tono sgomento nel titolo “Teglio, allarme e poi protesta dei turisti: seguono i cartelli e si perdono nel bosco” “Noi dispersi nei boschi, mi pareva una giungla”, inducendo a ritenere le nostre montagne impraticabili, una “giungla”, appunto.
In realtà si è appurato che i due escursionisti, che volevano raggiungere la malga Dosso in Val Caronella, hanno imboccato un sentiero sbagliato, non segnato dai caratteristici ed ufficiali segnali bianchi e rossi adottati ovunque, non solo in provincia, grazie al C.A.I. , sentiero che li ha portati su un percorso caduto in disuso da alcuni decenni, e solo parzialmente utilizzato dai locali per la raccolta di legname o di funghi .
Il giorno stesso, dopo la segnalazione della giornalista che ha firmato l’articolo, i soci tellini hanno effettuato un doveroso sopralluogo su tutto il tratto di sentiero in questione, verificando così che il percorso che conduce alla malga Dosso è in ottime condizioni, ed è ben segnalato, appunto con la segnaletica bianca e rossa, e che inoltre nessuna pianta caduta ostruisce il passaggio.
È ovvia quindi l’inopportunità del tono enfatico dell’articolo, come è altrettanto ovvio che il CAI o gli enti locali non possono esser ritenuti responsabili per coloro che si smarriscono nei boschi o, come riportato in questo caso, in una giungla impervia e pericolosa, che peraltro in quel luogo degrada dolcemente verso valle.
Lungi da ogni intento polemico, ma con spirito costruttivo, si vuole perciò riportare l’attenzione, sviata da un singolo enfatizzato episodio, sul duro lavoro posto in campo negli anni dal Club Alpino Italiano, in sintonia con i propri scopi statutari, per preservare e valorizzare la sentieristica locale, lavoro che sicuramente dovrà continuare e migliorare, ma che non può essere mortificato con titoli urlati.
L’opera del C.A.I, curata elusivamente da volontari, consiste nella pulizia, nella segnalazione e nella manutenzione di sentieri esistenti, oltre che nello studio e realizzazione di nuovi percorsi a tema che valorizzino la natura, la storia, la cultura, e l’archeologia del territorio.
La sottosezione CAI di Teglio, costola della Sezione Valtellinese di Sondrio, dal 2006, anno della sua costituzione, persegue caparbiamente e con frutto questi obiettivi.
Molto è stato, infatti, fatto sia sul versante retico, dove sono stati disegnati nuovi itinerari che si trovano illustrati nelle apposite bacheche, sia su quello orobico, ove il territorio di Teglio si estende, e dove la Sottosezione ha portato avanti l’ottimo lavoro di manutenzione dei sentieri già curato dal Parco delle Orobie Valtellinese e dalla Sezione CAI Aprica.
Il monitoraggio dei sentieri è costante, così come l’incremento delle bacheche atte a facilitare le escursioni di coloro che vogliono visitare queste vallate, belle e ancora selvagge.
Più in generale piace ricordare che il Club Alpino Italiano della provincia, con le sue numerose Sezioni e Sottosezioni è attivo durante tutto l’anno su un territorio vastissimo, ma ovviamente in modo più incisivo durante la stagione estiva, quando i sentieri sono in evidenza e possono essere risistemati dai danni provocati dal manto nevoso.
Proprio per concedere a tutti di godere in sicurezza dei percorsi curati e ben mantenuti inoltre propone un nutrito programma di escursioni accompagnate, che affrontano vari gradi di difficoltà, così da esaudire tutte le esigenze.
Sarebbe bello ed auspicabile che coloro i quali non hanno grande dimestichezza con l’andar per monti e con le difficoltà che vi si possono incontrare, partecipassero a queste escursioni, durante le quali si può anche apprendere il giusto approccio alla montagna ed alle sue difficoltà. Ma in ogni caso, se così non facessero, preferendo le gite solitarie, sarebbe altrettanto auspicabile, anzi doveroso, si dotassero delle necessarie conoscenze, anche di orientamento e segnaletica, che devono essere bagaglio indispensabile nello zaino di tutti.

Il Presidente della Sezione Valtellinese di Sondrio, Camillo Della Vedova

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