Aumento dei sovra canoni per le concessioni di grandi derivazione di acqua per uso idroelettrico peri Comuni e i Consorzi dei Bacini Imbriferi Montani e compartecipazione delle province nella misura complessiva dal 30 al 40 per cento al capitale sociale delle concessioni stesse. Questi i due principali risultati dell’approvazione dell’emendamento all’art. 15 della manovra, che decreta la vittoria da parte dell’Uncem di una battaglia storica, che aveva raggiunto il momento di massima visibilità nel diga day del 26 luglio scorso e nella grande manifestazione di Sondrio del giorno successivo.
L’emendamento consentirà inoltre di garantire i canoni già incassati dai comuni per le precedenti proroghe annullate dalla corte costituzionale, e introduce la possibilità per i comuni di farsi pagare in conto energia. Il valore dell’energia che deriva dall’idroelettrico è infatti di oltre 4 miliardi di euro/anno, una cifra importante dalla quale gli enti locali del territorio erano del tutto esclusi.
”Si tratta di un risultato estremamente positivo, che in qualche misura potremmo definire storico – dice il Presidente dell’Uncem Enrico Borghi -. E’ il frutto di una battaglia unitaria e convinta degli amministratori montani italiani, culminata nel Diga day che ha fatto evidentemente comprendere la necessità di sancire un nesso stretto tra le risorse del territori montani e gli enti locali, e quindi le popolazioni, degli stessi. E’ un primo, significativo passo verso altri traguardi che sanciscano questo principio in via generale”.
Si passa pertanto da una concezione eminentemente assistenzialistica della montagna ad una visione produttiva che consentirà agli enti locali del territorio di godere dei proventi delle proprie risorse, acqua prima di ogni altra.
”Come assessore della provincia di Sondrio e Vicepresidente Uncem – dice Ugo Parolo – ho sempre creduto che ci fosse la possibilità di garantire adeguata compartecipazione dei territori montani alla gestione della loro principali ricchezze: acqua in primo luogo. Il patto sancito dagli anni trenta agli anni cinquanta, che garantiva posti di lavoro ai territori a fronte della costruzione delle grandi dighe e dello sfruttamento dei nostri fiumi, deve essere riscritto. E’ inaccettabile per la gente di montagna avere un ritorno stimato dell’1 al massimo 2 per cento rispetto alla ricchezza prodotta. Questo emendamento apre la strada a una nuova era, che vedrà finalmente la gente di montagna riappropriarsi, in maniera non egoistica, bensì in misura idonea, della propria acqua. Ora lavoriamo tutti insieme affinchè il testo venga approvato definitivamente dal Parlamento. Nell’applicazione della norma dobbiamo favorire un corretto rapporto fra i vari livelli istituzionali delle autonomie, non dimenticando che un ruolo strategico lo avranno le Regioni, che a seguito dell’approvazione del federalismo demaniale sono divenute proprietarie del demanio idrico”.
Ufficio Stampa
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