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LIVIGNO – Una settimana di Pasqua speciale per il Piccolo Tibet ed i suoi ospiti: per festeggiare i 100 anni dall’entrata in vigore della legge sulla zona franca omaggi speciali agli ospiti negli esercizi e presso i distributori. Lo spiegano i grandi pannelli informativi posizionati alle porte di ingresso del territorio comunale…

Prendiamo dal sito livigno.cx, che riporta in sintesi la storia della valle dello Spoel, l’argomento che riguarda la Zona Franca, la sua istituzione e la sua storia recente…

Livigno è un paese povero per natura e proprio su questa povertà è basata la legge del 1910 che mette il Comune al di fuori della linea doganale estendendo la franchigia ai generi di privativa dello Stato. Tale legge, comunque, non concedeva nulla di nuovo perché bisogna risalire alle origini di Livigno, per aver notizie delle prime franchigie delle quali ebbe ad usufruire la Comunità livignese.

Già nel 1538, i Livignaschi, sfruttando con abilità e furbizia una situazione politica e militare piuttosto contorta, riuscirono a raggiungere l’autonomia nei confronti del Contado di Bormio; a questo periodo risalgono anche le prime agevolazioni e varie furono le concessioni che Livigno stipulò, di cui non rimangono tracce documentali, ma alle quali si rifanno chiaramente atti similari posteriori richiamandone l’esistenza.

Risale al 15 fruttidoro dell’anno 9 repubblicano, una comunione con l’Intendenza di Morbegno, alla quale ne seguì un’altra in data 2 Febbraio 1805, con cui la Regolatoria di Finanza, concedeva alla Comunità di Livigno di esportare ed importare dal Tirolo quanto occorreva alla sua sussistenza, “ritenendo detto Comune staccato per gli oggetti daniari dal restante della nostra repubblica”. Con la caduta di Napoleone Bonaparte nel 1814, era venuto meno anche il Regno Italico e gran parte del suo territorio, l’antico stato veneto di terra ferma, il Friuli, le province di Bormio e Chiavenna e la Valtellina, formarono il Lombardo-Veneto dichiarato dal Congresso di Vienna del 1815, parte integrante ed inalienabile della Monarchia austriaca. Nel febbraio del 1825, il Comune di Livigno, sottoscrisse una convenzione con l’Intendenza Regia del Lombardo-Veneto in merito ed all’esenzione daziaria dei generi di privativa, ed all’esenzione dei diritti di dogana con il permesso di poter liberamente introdurre dall’estero ogni articolo necessario alla propria sussistenza e parimenti, senza alcun contributo daziario, la introduzione annuale nell’interno dello Stato di prodotti del proprio suolo entro i limiti determinati.

Confermata nel 1837 e 1840 fu revisionata nel 1853; il 23 Giugno del 1857 fu firmata una nuova convenzione con il Governo austriaco (rinnovabile di triennio in triennio, qualora, tre mesi prima della scadenza, non venisse disdetta la validità dalle parti contraenti) Il per la franchigia dei diritti di dogana nei suoi rapporti di commercio con l’estero e con l’interno della Lombardia, come pure dei diritti inerenti ai generi di privativa e dell’imposta di confine sugli articoli necessari al consumo liberamente introdotti dall’estero”.

Nel 1877 il Regio Governo italiano, come da deliberazione del Ministro delle Finanze, aveva stabilito la soppressione della suddetta convenzione al 31 ottobre 1879 (data di scadenza del triennio) ma aderendo poi alle istanze del Comune di Livigno acconsentiva alla stipulazione di una nuova convenzione: la pratica per la nuova convenzione non ebbe comunque seguito, cosicché venne continuata la convenzione austriaca, del 1857 fino all’emanazione della legge n.516 del 17 Luglio 1910. Tale legge, oltre a dichiarare Livigno fuori dalla linea doganale (art. 1), concedeva di introdurre nel territorio doganale; in esenzione dei diritti di confine, gli animali nati ed allevati in loco, ed altri prodotti. In caso fossero avvenuti mutamenti nella produzione del territorio comunale, il Governo, veniva autorizzato ad apportare variazioni alla quantità e alla qualità degli animali e degli altri prodotti, in modo, però, che non ne derivasse un aumento nell’ammontare totale dei diritti di confine, abbuonati per effetto della legge in esame.

L’art.1 del R.D. 14 Maggio 1911, delimitava il territorio del Comune di Livigno, dichiarato fuori della linea doganale, limitato a Nord-ovest ed a sud con il confine Svizzero, e ad Est dalla linea data dallo spartiacque, fra il bacino dello Spöl ed il bacino dell’Adda.

Nel territorio così delimitato, non erano permessi depositi di merci estere soggette a diritti di confine, in quanto superiori al fabbisogno degli abitanti.

Con un nuovo Decreto Ministeriale ,il Ministro delle Finanze disciplinò il deposito e la detenzione di determinate merci soggette a diritti di confine (come caffè, zucchero, tè, spiriti, fiammiferi, pietrine, cartine, tubetti per sigarette tabacchi ed accenditori automatici) nel territorio del Comune con obbligo ai detentori di munirsi di speciale licenza nella quale fossero determinati i quantitativi massimi dei prodotti, da tenersi nei magazzini e di un registro di carico e scarico.

Con detto decreto si dichiarava inoltre, che i quantitativi di merci trovati al di fuori dei magazzini autorizzati sarebbero stati ritenuti di contrabbando, salvo i depositi esistenti nelle abitazioni private limitatamente al fabbisogno di un mese per la famiglia. Il paese che, come ho detto. rimaneva isolato per tutto il periodo invernale a causa dell’intransitabilità dell’unica strada di accessorio, ha fin dal 1910 beneficiato di un autorizzazione che gli permette di importare dall’Italia contingenti agevolati di merci occorrenti alla popolazione di entità variabile, di anno in anno.

Le difficoltà maggiori per il rifornimento del Comune di Livigno si ebbero nel 1939; in quell’anno infatti, in seguito agli eventi politici il Comune si era venuto a trovare in condizioni di disagio in seguito alla chiusura dei mercati di rifornimento svizzeri. In seguito a tale situazione il Ministero delle Finanze, in deroga alle disposizioni nel frattempo emanate che vietavano l’esportazione dall’Italia di generi alimentari di prima necessità, autorizzava l’introduzione a Livigno attraverso la dogana di Foscagno, dei generi alimentari destinati al consumo locale.

Tutte le leggi e i decreti menzionati, hanno senzlaltro aiutato la popolazione locale da affrontare la dura vita quotidiana, ma tutto questo, rimaneva a livello del singolo cittadino e solo con la legge n. 384 dell’11 Giugno 1954, l’extradoganalità di Livigno, assunse un aspetto collettivo, ed a fruire dei vantaggi, entra direttamente anche il comune in quanto la legge 384, permette appunto al Comune di riscuotere dei dazi sulle merci introdotte ed esenti da tasse nazionali.

Il gettito dato dall’applicazione di detta legge che fu di sole poche decine di milioni, nei primi anni, raggiunge ora circa il miliardo, e quasi tutta l’attività del Comune era ed è imperniata su queste entrate.

In occasione della riforma tributaria italiana, anche la legge del 1954, venne rivista ed oggi Livigno ha una nuova legge che oltre a riconfermare i privilegi delle leggi precedenti lo esonera dalla tassa IVA. Inoltre il paese nei confronti della Comunità Europea, è considerato paese terzo.

Grazie ai provvedimenti agevolatori di cui gode, Livigno ha potuto affrancarsi da una situazione di povertà ed arretratezza in cui altrimenti oggi, con tutta certezza, verserebbe; ora il turismo l’ha scoperto riservando un futuro migliore a questa località che come unica ricchezza, ha le bellezze naturali.

Ora il progressivo abbattimento delle barriere doganali ed il processo di integrazione economica tra gli stati europei viene a limitare e svuotare progressivamente il contenuto delle agevolazioni di cui gode Livigno, per cui ci si avvia probabilmente ad una fine naturale di tali provvidenze. Se a ciò si giungerà dopo che Livigno, grazie alle agevolazioni di cui ha goduto ed all’intraprendenza dei suoi amministratori e dei suoi abitanti, sarà divenuta una località turistica convenientemente attrezzata, si potrà dire che il minimo sacrificio sopportato dallo Stato, avrà raggiunto un doppio risultato: la rinascita di una zona che la natura e la storia sembravano aver regalato nell’incomodo stato di dipendenza ad aiuti ed interventi magnanimamente concessi, ad un bilancio comunale economicamente sano che altrimenti si sarebbe aggiunto al già lungo elenco di bilanci deficitari di troppi enti locali.

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  1. homoselvadego on 2 aprile 2010

    ma è uno scherzo o che cosa?

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