Parco dello Stelvio: no alla distruzione della “galleria diroccamento”
31 ottobre 2009
Le gallerie della strada dello Stelvio

Le gallerie della strada dello Stelvio

BORMIO – “La strada dello Stelvio è una delle tre strade storiche della Lombardia, è una testimonianza di ingegneria straordinaria ed unica, non possiamo permettere che venga stravolta”. I vertici del Parco Nazionale dello Stelvio hanno sostanzialmente detto di no alla proposta dell’Anas di distruggere la vecchia galleria “diroccamento” per far posto ad una nuova galleria artificiale.

L’argomento della strada dello Stelvio non era inserito all’ordine del giorno della riunione di venerdì mattina (30 ottobre 2009) del Comitato di Gestione per la Lombardia del Parco Nazionale dello Stelvio. Ma era fresca del giorno precedente (29 ottobre 2009) la riunione della conferenza dei servizi nell’ambito della quale l’Anas ha proposto il progetto di sostanziale rifacimento di una delle gallerie storiche della strada che da Bormio Sale al Passo dello Stelvio. Si tratta della cosiddetta “galleria diroccamento” che oggi è percorribile da un solo veicolo (è larga meno di 5 metri): “l’Anas – ha spiegato il direttore Worfgang Platter – vorrebbe sostanzialmente modificarla per realizzarne una artificiale larga il doppio; il Parco ha avanzato tutte le sue riserve sottolineando come per la strada dello Stelvio serva il rispetto che si deve ad un’opera di grande valore storico”.
Il Parco non dice di no – hanno precisato i presidenti del comitato Lombardo Gian Franco Saruggia e del consorzio Ferruccio Tomasi – ma in sede di conferenza dei servizi all’Anas è stato chiesto di modificare il suo orientamento e di intervenire rispettando i manufatti originali così come progettati da Carlo Donegani. “Sul versante Alto Atesino – ha aggiunto Platter – da diversi anni si sta lavorando per la manutenzione della strada; non sono mai stati modificati tornanti o muri di sostegno proprio per rispettare il valore della strada stessa. Strada che è riconosciuta come vero e proprio documento storico di rango europeo”.
Anche un grande dell’ingegneria moderna come l’ingegnere norvegese Thorser (si è occupato anche di Ground Zero a New York) si è espresso in difesa di quest’opera definendola una sorta di sinfonia musicale che finisce con uno straordinario crescendo riferendosi a quella serie di tornanti che si arrampicano sino a quasi 3.000 metri.
Insomma quella strada ha un valore storico che non si può continuare ad intaccare (sul versante lombardo non sono state poche le varianti che hanno distolto il percorso da quello originario ed è sotto gli occhi di tutti il degrado in cui versano le case cantoniere); un patrimonio che è allo stesso tempo culturale ed ambientale.
“L’Anas – hanno spiegato i vertici del Parco – ha mostrato di ascoltare ed accogliere le nostre osservazioni e perplessità ed ha annunciato di voler presentare a breve un nuovo progetto che prevede la realizzazione di una nuova galleria artificiale più interna”.

Armando Trabucchi

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3 commenti “ Parco dello Stelvio: no alla distruzione della “galleria diroccamento””

  1. michele

    Penso che la soluzione più semplice ed economica che consenta di salvaguardare questo patrimonio di memoria storica ed ingegneristica sia quella di collocare un semaforo all’ingresso e all’uscita della galleria. Ricordo che questa soluzione era già stata adottata qualche anno fa per diversi mesi quando Anas era intervenuta sul consolidamento della sede stradale all’uscita verso Bormio di questa galleria .
    Personalmente ritengo prioritaria la sistemazione delle Case Cantoniere, a partire dalla Prima: certo non un bel biglietto da visita per Bormio, lo Stelvio ed il Parco Nazionale. Anas da diversi anni è stata sollecitata da più parti al riguardo, ma oltre a posizionare transenne attorno a ciò che ormai rimane di quell’opera non ha fatto nulla.

  2. Stefano.pini@luewi.ch

    Pienamente d’accordo con Michele.Spendiamo i soldi con piu’ saggezza.

  3. lua

    Non vi è da aggiungere altro di quanto già con equilibrio espresso dai commenti che mi precedono. Già tante, nel comprensorio del parco e nelle zone limitrofe, sono le opere costose che attentano alla bellezza dell’ambiente e non rispettano le testimonianze di ardite opere e manufatti del passato.

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