Otobre
Dei balècc al continua la raccolta
Enca sôta la nêv, ma in del taulà
Gliên cernù da la sposa e, ben sciugà,
Se l’immontona in de la cànua a volta.
Fortunà i cuntadin, digi un altr’olta,
Quii cuntadin gliên propi fortunà
D’ör dei balecc de vênder, de chi ‘l gà
Altri mestêir, ma ‘l stomik in rivolta!
Bovina o bêscia, con o senza lana,
Li trasen in de quêst o in de quel prà
In virtù d’una lege antica e strana;
Ma, a Mesa prima, tôta li duman
Li ciàmen e al rusari li campana
Per riparar de la campagna i dan.
(Anche sotto la neve continua il raccolto delle patate; esse vengono poi selezionate dalla moglie del contadino nei tabbiati; ben asciugate, si ammucchiano nella cantina a volta.
Fortunati i contadini che hanno le patate da vendere; lo dico e lo ripeto, essi sono più fortunati di chi, pur facendo altri mestieri, ha lo stomaco in rivolta.
Bovini e pecore, tosate o no, pascolano liberamente in questo o quel prato, in virtù di un’antica e strana consuetudine; ma le campane chiamano a messa prima tutte le mattine, o al rosario serale, a riparazione dei danni che la campagna subisce.)
Ottobre. Tutto sarà raccolto, selezionato, contato, riposto. E’ il mese che tira le somme, conclusa la stagione turistica e quella agricola.
Un tempo ottobre segnava l’inizio di una stagione di letargo che durava sino alla primavera, diceva Giulio Pedranzini nel commento al testo, ora non più. Appena due mesi di stagione morta, fino ai primi di dicembre, quando le avanguardie degli sci club cittadini sbarcano nel Piazzale Funivia e …l’ambulanza, rimessa a nuovo, porterà il primo fratturato in ospedale.
Mi fa molta tenerezza questo sguardo preoccupato e stupito di Giulio per il “nuovo corso” che viveva negli Settanta.
Me li ricordo i pulmini degli sci club brianzoli, sci da due metri, giacche a vento dai colori improponibili che di vento ne facevano passare tanto.
La sua romantica descrizione prosegue:
Due mesi di respiro, fra due stagioni laboriose: i taxisti sonnecchiano sul muricciolo della stazione, il turista straniero che consulta, perplesso, le frecce indicatrici e che troverà sempre qualche sfaccendato che lo informerà, a gesti o in un tedesco approssimativo, sulle condizioni delle strade e dei valichi.
Ricordo anche che il “tedesco” era la lingua che si pensava tutti parlassero quando l’interlocutore comunicava con un idioma diverso dall’italiano; una sorta di lingua passepartout, come oggi l’inglese, ad identificare quel tipo che, da lontano, aveva scelto di venire proprio qua.
Nel testo si cita anche una legge di consuetudine antica, detta “al trasar”; letteralmente sciupare, dissipare, ma in modo più esteso stava ad indicare la facoltà di libero pascolo. Ognuno, dopo il taglio dell’ultimo fieno, poteva portare il bestiame a mangiare dove voleva. Non esisteva più la libera proprietà, da ripristinare solo con l’arrivo della primavera.
Era qualcosa che aveva molto a che vedere con il senso di comunità, dove il singolo divide con il singolo; almeno per un po’ non vi erano reticolati a dividere il mio dal tuo.
Dalla descrizione di Giulio, ottobre appare un mese contemplativo e assorto, dilatato e senza memoria. Non ha la forza dell’attività di agosto, né la frenesia delle fiere settembre, borzin, lo chiamavano i ciabattini di Piatta nel loro gergo segreto!
Le notti di ottobre si fanno lunghe, si arrossano gli aceri, i solchi sono vuoti, i larici si spogliano sulla Reit.
La terra attorno si denuda; ma quanto dolcemente.
Poesia: Bepi Pedranzini
Testo e Parafrasi: Gisi Schena
Foto: Gisi Schena
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29 ottobre 2009 - 17:36
Sento doveroso, a nome di Alta Rezia News, ringraziare la Prof.ssa Gisi Schena, che ogni volta ci invia qualcosa di bello, positivo e costruttivo. Grazie al suo lavoro, Gisi fa rivivere sulle pagine di questo giornale delle bellissime storie antiche, regalando a tutti i lettori attimi di intenso piacere culturale. Gisi, i tuoi input sono sempre intelligenti e ricchi di poesia e di spunti per riflettere. Ottobre è ormai finito… aspettiamo quindi un tuo pezzo per il freddo e misterioso Novembre.
Un caro saluto e grazie ancora,
Angelina x