Un momento della recente assemblea Avis di Bormio

Un momento della recente assemblea Avis di Bormio

BORMIO – Profondo rammarico per decisioni calante dall’alto e per la mancata presenza al tavolo istituzionale attorno al quale si poteva sviluppare un diverso confronto. Proprio nell’anno in cui celebra il 50° di fondazione, l’Associazione Volontari Italiani del Sangue di Bormio si trova a fare i conti con la decisione calata dall’alto che prevede donazioni soltanto a Sondalo…

Nei giorni appena prima delle festività pasquali, il presidente dell’Avis di Bormio Andrea Maiolani ha inviato ai vertici della sanità provinciale, ai responsabili della medicina trasfusionale ed ai dirigenti dell’Avis valtellinese e lombarda una lettera nella quale si esprime tutto il profondo dispiacere per le scelte che sono state assunte dalla sanità locale senza considerare le posizioni diverse espresse dai donatori dell’Alta Valtellina.
“E’ una presa di posizione nostra rispetto al trattamento che il Dipartimento di medicina trasfusionale di Sondrio – spiega Maiolani – ci sta riservando, con l’intenzione loro di voler chiudere il centro prelievi di Bormio. Noi, purtroppo, come donatori AVIS, abbiamo poche possibilità di ottenere qualcosa perchè nella nostra sanità locale altri sono a prendere le decisioni. Da maggio potremo donare solo a Sondalo! La sezione AVIS di Bormio è sorta 50 anni fa e molti dei suoi donatori vivono la scelta come un vero e proprio affronto, un dover subire delle imposizioni non condivise”.
Maiolani non nasconde l’amarezza personale perchè rischia di passare “come il Presidente che ha fatto chiudere il centro prelievi di Bormio”.
Forse il trasferimento non è così problematico come viene dipinto: “quando si parla con alcuni dei donatori che vanno già a Sondalo, senti dire che non è così impegnativo; se almeno andare a donare a Sondalo servisse a perorare la causa dell’ospedale Morelli (per mantenerlo in vita..) penso che nessuno dei donatori avrebbe problemi ad andarvi quelle due o tre volte l’anno. In concetto è che noi, come donatori, compiamo un gesto volontario e quindi la scelta ultima è nostra: siamo noi che possiamo decidere se andare a donare o no, anche quando le decisioni non sono a noi favorevoli”.
Una situazione delicata, che certamente non è stata affrontata come si doveva fare – anche in presenza di una celebrazione importante come il mezzo secolo di vita della sezione -; soprattutto alla luce della mancata presenza ai tavoli di confronto come denunciato nella lettera che proponiamo integralmente.

LA LETTERA DEL PRESIDENTE DELL’AVISI DI BORMIO

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