Giornali e televisioni hanno parlato moltissimo di quanto è accaduto, tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, sul K2: la salita, la vittoria, la discesa, la tragedia, il ritorno, l’amputazione di parte delle dita dei piedi…
Marco Confortola, ora, è tornato a casa: lo abbiamo incontrato per parlare non tanto del passato ma del futuro. Il suo, quello dell’alpinismo, quello dell’Alta Valtellina.
Ecco un breve sunto della chiacchierata, che nei prossimi giorni renderemo disponibile in audio e video.
- Grazie Marco, anzitutto per avermi chiesto un adesivo di BravoItalia da mettere sul tuo gilet… E’ un onore ed una grande emozione vedere la tua foto in vetta con il nostro stemma!
- No, no: sono io che vi ringrazio… Mi avete [lo Studio Fuchs, NDR] realizzato un sito bello, vivo e giovane, che ha consentito a tanta gente di seguire la mia spedizione sul K2. Sono contento di aver avuto lo stemma di BravoItalia sulla vetta! La mia storia sul K2 può essere trovata sul sito http://www.montagna.tv/?q=node/8886 e proprio sul mio sito, www.marcoconfortola.it
- L’esperienza sul K2 è stata splendida e terribile: rimpiangi di averla vissuta?
- Beh, certamente non vorrei rivivere la tragedia dei tanti alpinisti morti… Ripeterei soltanto il soccorso che ho portato, a quota 8300, a tre alpinisti: anche se questo, probabilmente, mi è costato le dita dei piedi. Ma, sicuramente, non vorrei rivivere un’esperienza in cui ben 11 colleghi alpinisti hanno perso la vita. Certo, resta per me un onore essere arrivato senza ossigeno sulla vetta del K2 – la “montagna degli italiani” – e di aver portato con me gli amici che in me hanno creduto – già, perchè non tutti, sai, credono in Marco – come voi e come altri. Ma la tragedia è stata troppo grande, troppe persone sono morte ed anche noi sei sopravvissuti abbiamo rischiato molto e, se siamo tornati, lo dobbiamo forse alla preparazione fisica e mentale ma anche alla fortuna.
- La tua vita ora è cambiata: sei un grande alpinista, sei diventato famoso, tutti ti conoscono, ma l’amputazione è certamente un problema. Come vedi il tuo futuro? Oltre all’alpinismo (sono sicuro che non lo hai abbandonato), hai altri obiettivi?
- Guarda, è vero, tutti hanno parlato o sentito parlare di me. Ma io sono sempre uguale, il Marco di prima, una Guida Alpina di Valfurva. Certo, una differenza c’è e sono queste dita che non ci sono più. Per questo sto combattendo con il male – le ferite non sono ancora chiuse – e per ritrovare quell’equilibro che ora è precario. Ma volere è potere… E sicuramente tornerò sugli 8000, ma tornerò anche a fare la guida. Sono 17 anni che lo faccio e per me è sempre stata una grande passione ed un onore accompagnare i clienti sulle nostre montagne, il San Matteo, il Tresero, il Cevedale, il Gran Zebrù. Questo è quello che mi piace fare, questo è quello che voglio continuare a fare. Ti ripeto: ho visto morire 5 persone, di altre 6 mi hanno detto che erano morte quando sono rientrato al campo base. L’esperienza è stata tremenda. Ma io sono quello di prima, Marco. E voglio continuare a fare la Guida in Valfurva.
- Mi fa proprio piacere… Secondo me, che ne sono sempre innamorato, la Valfurva è proprio la terra delle montagne e delle Guide: ricordo quelle che non ci sono più, ad esempio Efrem Vitalini, che tanti anni fa mi ha portato per la prima volta sul Cevedale… Sentivi la passione per la montagna e per il loro lavoro, che consisteva nel far conoscere la natura e la montagna anche a chi non viveva in questi luoghi e, magari, anche a tanti che qui vivevano.
Ma ora una domanda più legata al turismo: L’Alta Valtellina è terra di turismo da oltre un secolo. Dai pochi pionieri - alpinisti, escursionisti, benestanti alla ricerca di relax e terme – si è passati al boom dello sci di massa negli anni ‘70 e ‘80 ad un turismo più esigente da un lato ma, forse, meno amante della natura. Tu come giudichi l’attuale situazione e come credi che si evolva?
- Come dicevo sono più di 17 anni che faccio la Guida Alpina e sono convinto che dobbiamo insistere nel far apprezzare la natura. La gente vuole ancora vedere mungere una mucca o una capra, falciare un prato… La nostra zona è bellissima: la conca di Bormio, la Valfurva, la bellissima Val Zebrù, Livigno, le Terme, lo sci… Abbiamo tutto, siamo una terra ricca di risorse. Ma non riusciamo a farci conoscere ed apprezzare. Io credo che le nostre risorse naturali vadano valorizzate: il Parco Nazionale, ad esempio, è una grande risorsa, dobbiamo far sì che venga conosciuto, apprezzato, vissuto di più. Bisogna riuscire ad essere più uniti, a superare i personalismi ed i campanilismi… Da noi non sono così importanti le discoteche – anche se i giovani si devono divertire – ma è l’ambiente su cui dobbiamo puntare. Dobbiamo far conoscere le Terme, la Val Zebrù, i nostri ghiacciai, le aree sciabili come Bormio, Santa Caterina e Livigno.
- Già… prima di tutto dobbiamo essere noi a credere in questo, poi dobbiamo farlo sapere all’esterno. Mi auguro che possiamo collaborare in questo: il nome di Marco Confortola può certamente essere d’aiuto.
- Sono assolutamente disponibile: dobbiamo puntare soprattutto sui nostri giovani e sui nostri sportivi, a cui ho dedicato la vetta del K2. Ho sempre creduto nella Valtellina, nell’Alta Valle e nella Valfurva. Dobbiamo crederci: abbiamo davvero tutto!
- Noi ci crediamo: dobbiamo farlo sapere agli altri e portarli a vedere, a toccare con mano queste meraviglie. Grazie, Marco.
- Grazie a te.
Un personaggio, Marco. Spesso oggetto di critiche, anche feroci. Ma certamente un uomo legato alla propria terra ed alla montagna, che ama e rispetta. A lui vanno i sinceri auguri di AltaReziaNews, di BravoItalia e miei.
Renato Fuchs
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