Cervo Maschio sul Confinale, ottobre 2007

Cervo Maschio sul Confinale, ottobre 2007

L’emozione più grande l’ho provata con Walter – allora brigadiere forestale – in Val Zebrù, una trentina di anni fa. Eravamo stati tante volte in quei boschi, in cui lui si muoveva silenzioso come un Apache, per sorprendere un capriolo, scoprire un ermellino, osservare un’aquila.

Quella mattina, invece, camminava sui sentieri raccogliendo rametti che spesso rompeva con grandi schiocchi, scuoteva alberi, grattava il terreno con gli scarponi. Poi estrasse dal vecchio zaino di pelle un pezzo di pergamena, lo arrotolò a formare un grosso cono, lo portò alle labbra e… emise un fragoroso versaccio, una sorta di urlo profondo e strozzato che mi fece credere che fosse impazzito.

Poco dopo sentimmo un verso simile a poca distanza ed infine, impettito e baldanzoso, arrivò lui, il Cervo, il re dei boschi della Val Zebrù e delle altre valli del Parco. Veniva a scacciare il rivale che osava invadere il suo territorio, ad insidiare il suo harem. Il possente bramito voleva avvisare ed intimidire il nemico, anticipando il duello che sarebbe seguito se questo non si fosse persuaso della sua potenza.

E’ stata un’emozione grande, che mi piace ricordare e che provo in parte quando rivedo questi magnifici animali nei pascoli o nei boschi, e, se riesco, li fotografo.

Ma ora i cervi sono troppi: l’assenza di predatori e la protezione del Parco ne ha favorito un aumento eccessivo che porta al danneggiamento delle colture, dei boschi e, di conseguenza, degli altri animali, come il capriolo, che vivono nelle medesime aree.

Vederli è diventato troppo facile: si spingono ormai al limite dei centri abitati e, a volte, ci entrano. E’ recente l’abbattimento di un maschio che, correndo per le vie di Bolzano, ha ferito due passanti. Io stesso, alcuni anni fa, ho visto e fotografato una cerva che era rimasta chiusa nel locale Bancomat del Credito Valtellinese di via Roma a Bormio.

Dalla finestra di casa mia, inverno 2008

Dalla finestra di casa mia, inverno 2008

E, d’inverno, non devo nemmeno uscire di casa per contare decine di cervi che si aggirano nei prati alla Fornace.

Bisogna pensarci. E risolvere il problema.

A mio parere c’è, purtroppo, una sola strada: un serio e controllato piano di abbattimento. E qui sono d’accordo con Mario Cotelli, amico-nemico di molte battaglie: perché non far pagare, ad appassionati (e facoltosi) cacciatori degli importi che possano essere utilizzati per migliorare l’ambiente?

Il nostro sondaggio vi dà la possibilità di esprimere il vostro parere: forza, aspettiamo di conoscerlo!

Renato Fuchs

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11 Readers Commented

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  1. elisabetta on 21 settembre 2008

    La caccia controllata e vissuta come tradizione e ricchezza di rituali è uno degli elementi che testimoniano la civiltà e la nobiltà di una popolazione. Chi conosce iconografia e simbologia del Centro Europa, della Spagna, della Gran Bretagna lo sa bene. Le modalità di esercizio venatorio in Italia hanno probabilmente reso invisi i cacciatori al resto della popolazione che fa coincidere la caccia con la predazione.
    Per vari motivi, anche basati su dati scientifici, sono convinta che le popolazioni eccessive di erbivori selvatici in un territorio come il nostro debbano essere tenute sotto controllo. La caccia in territori pregiati può senz’altro essere fonte di reddito per molti appassionati che sono abituati a recarsi nei paesi dell’Est o nord Europa sborsando forti somme per un trofeo.

  2. elisabetta on 21 settembre 2008

    Chiedo scusa se intervengo ancora per due motivi. Primo,l’argomento mi interessa molto, secondo, non avevo visto i quesiti del sondaggio e devo aggiungere una piccola cosa.
    Per motivi professionali ho visto l’esito di catture non sempre ben condotte (non parlo del PNS): nelle casse di trasporto a volte gli animali, quando si riprendono dalla sedazione, cercano di sfuggire terrorizzati e si procurano lesioni a volte gravissime (es. lacerazione del tendine di Achille) e devono essere abbattuti. Non è meglio un colpo che arriva da lontano, senza sperimentare la vicinanza con l’uomo? rispetto ai predatori, il vantaggio della caccia ben condotta in aree molto antropizzate come la nostra è anche quello di selezionare la popolazione in base a criteri scientifici,ormai largamente riconosciuti ed evitare quindi gravi epidemie. Del resto se in una stalla abbiamo troppi bovini rispetto alla sua capienza, dobbiamo eliminarne qualcuno, o no?

  3. anna dero on 21 settembre 2008

    CHE VERGOGNA.

    Vergogna di essere un essere “UMANO”. I cevi sono tanti, a nostro giudizio. Anche gli uomini sono troppi. Siamo 6 miliardi sulla terra!!

    Lasciamo ai cervi il loro territorio, e ristabiliamo l’equilibrio naturale, con orsi, aquile e lupi sul territorio. L’equilibrio verrà naturalmente. E’ ovvio che sono predatori, ma siamo NOI ad avere invaso il LORO territorio, non il contrario. Un uomo ferito? E cosa sarà mai? Quanti animali vengono uccisi durante la stagione della caccia??? Non mi sembra un grande danno un cervo che si aggira in un centro abitato. A Jasper in Canada, è normale. I cervi mangiano nel giardino dell’Ospedale dove l’erba è più tenera perchè viene bagnata. Basta essere un pò intelligenti, e camminare a qualche metro di distanza senza spaventarli…

  4. renato on 21 settembre 2008

    Cara Anna Dero,
    intanto grazie per l’appassionato commento, sul quale, purtroppo, devo dissentire. Come ho cercato di dire, tutti gli animali ed i cervi in particolare mi piacciono, davvero tanto.
    Ma l’ansia della protezione ad ogni costo è, anch’essa, contro natura. Basta, ad esempio, fare una camminata al limite dei boschi per accorgersi di come, ormai, ben poche piante giovani riescano a sopravvivere al passaggio delle mandrie di cervi.
    Se fossimo a Jasper, dove sono stato molti anni fa, il problema sarebbe risolto dagli orsi bruni e dai grizzly. Ma là, per creare un Parco Nazionale, hanno tracciato delle linee rette su una carta geografica: lì dentro non ci ha mai abitato nessuno.
    Qui, ben prima del Parco, c’erano gli uomini. E reintrodurre gli orsi o i lupi temo sia un po’ impopolare…
    E’ triste fare uccidere un cervo da un uomo, ed innaturale. Ma è un modo, forse l’unico, per ripristinare un equilibrio che l’uomo ha turbato. A meno di attendere un’epidemia, e non curarla.

  5. Daniele on 23 settembre 2008

    La caccia, cara Elisabetta, non testimonia assolutamente la nobiltà di una popolazione, anzi tutt’altro. La caccia ora è soltanto uno sport per vigliacchi. Parlare di trofei nel 2008 mi sembra ridicolo, torniamo indietro di secoli. Il cervo ha diritto a campare come l’uomo. Ci sono senz’altro soluzioni meno sanguinose dell’abbattimento, basta solo trovarle.

  6. renato on 23 settembre 2008

    Cerco di precisare meglio il mio pensiero: sono assolutamente contrario alla caccia. Ma sono anche assolutamente contrario al fumo. Non posso, però, evitare né l’una né l’altro. Allora, visto che obiettivamente i cervi sono troppi e che il sovrannumero non è dovuto a cause naturali ma ad una politica di protezione introdotta in un territorio in cui mancano i predatori, dico che ridurne il numero per mezzo di una caccia controllata non mi pare delittuoso.
    Forse esistono alternative, ma vanno valutate attentamente da ogni punto di vista, non ultimo quello economico.

  7. PaoloB on 24 settembre 2008

    E brava Anna Dero, tu sì che te ne intendi! Portiamo qui un po’ di orsi e lupi (e perchè non qualche leone e tigre?) così tutti rimarranno chiusi in casa e finalmente i poveri cervi potranno pascolare liberamente.
    Ma fammi capire una cosa: le mucche, i conigli, i polli, i tonni, le acciughe che tutti mangiano, anche quelli li dobbiamo salvare? Guarda che la natura funziona perchè ci sono animali che si nutrono di altri animali, e l’uomo è uno di questi… Se decidessimo di impedire che tutti gli animali venissero uccisi, in poco tempo moriremmo tutti!

  8. Michele on 27 settembre 2008

    Buongiorno,
    prendo solo una frase scritta da Anna Dero: “Lasciamo ai cervi il LORO territorio”, MA SOLO QUELLA!!!
    Intendiamoci, il territorio non può essere il prato coltivato con fatica dai pochi agricoltori rimasti ad operarci. Si parla tanto di cura e manutenzione delle zone agricole, sfalcio dei prati, pulizia dei boschi, etcc.. ma vi rendete conto dello sforzo che stanno facendo gli ultimi agricoltori presenti nel comprensorio per riuscire ad avere un minimo di guadagno del loro operato? Mi piacerebbe poter illustrare lo stato pietoso in cui si trovano i prati in Valfurva nel mese di maggio-giugno quando inizia la crescita dell’erba. Dobbiamo solo dire grazie alle persone che stanno dedicando ancora il loro tempo alla cura di quel poco che è rimasto.
    Ho sempre sostenuto che il Parco Nazionale dello Stelvio è una delle fonti di guadagno per la nostra zona, e dunque debba essere mantenuto e rispettato, ma che ci sia anche un riconoscimento per chi lo mantiene come lo vediamo.
    La fatica delle persone che lavorono la terra nel Parco, non verrà mai riconosciuta con sovvenzioni in denaro, ma con una netta diminuzione di chi provoca il danno!

  9. Alessandro on 2 marzo 2009

    E se invece di abbatterli si spostassero alcune unità dove i cervi sono quasi spariti? Poi per evitare un nuovo aumento si potrebbe sterilizzarne un certo numero

  10. Simo on 1 agosto 2009

    Ciao a tutti sono un abitante della Valfurva e sono deluso da quello che ho letto ieri sulla Provincia di Sondrio. Ancora una volta il wwf ha vinto nella sua battaglia di conservazione che a mio parere porta più danni che altro… Secondo me il prelievo venatorio se fatta con l’etica giusta pùo rivelarsi conservatrice provate a fare un giro in Alta Valle prima nel Parco e poi dove si fanno prelievi selettivi… Nel Parco gli animali quest’ inverno sono morti di fame perchè nessuno gli ha dato da mangiare, mentre fuori parco c’ è stato il foraggiamento da parte dei cacciatori e quantomeno qualche animale è stato salvato… In Val Zebru’ vi sfido a vedere i caprioli che c’ erano 20 anni fa… non ci sono più… PERCHE’?
    PERCHE’ SI COLTIVANO GLI ORTI COL SUDORE SULLA FRONTE PER POI VEDERLI MANGIATI DAI CERVI?
    PERCHE’ I DANNI DA INVESTIMENTI PER COLPA DEI CERVI NON VENGONO PAGATI?
    PERCHE’ C’ E’ IL BRACCONAGGIO?
    PERCHE’ CI SONO DANNI ANCHE AL BOSCO STESSO?
    C’E UNA SOLA RISPOSTA… CI SONO TROPPI CERVI! SAPETE CHE NESSUNO QUEST INVERNO HA DATO DA MANGIARE AI CERVI NEL PARCO?
    IO PENSO CHE ERA MEGLIO FARE UN PRELIEVO MIRATO PIUTTOSTO CHE FAR MORIRE I CERVI DI FAME!

  11. elisabetta on 2 agosto 2009

    Simo, hai pefettamente ragione. Tra l’altro questo comportamento irrazionale di ultraprotezionismo, privo di ogni logica scientifica, porta proprio come conseguenza il diffondersi del bracconaggio esercitato da chi, esasperato per non essere ascoltato, si fa “giustizia” da solo. E non sempre in un modo molto edificante, soprattutto dal punto di vista di chi questi stupendi animali li ama davvero.I bracconieri sparano di nascosto, soprattutto di notte, se feriscono gli animali non li vanno a cercare perchè hanno timore di essere beccati dalle guardie e così cervi o altri feriti vanno a morire lentamente in qualche angolino.
    La caccia (o prelievo selettivo) ben esercitati non fanno questi scempi.

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