ALTA VALTELLINA – Giudizio davvero poco positivo da parte di Legambiente sulla qualità dell’aria sulle nostre montagne. Livigno e Bormio, ma anche Ponte di Legno, lo Zoncolan, Limone Piemonte denunciano – secondo l’associazione ambientalista – una situazione di inquinamento ambientale che non si sposa con il tradizionale slogan “vado in montagna per respirare un po’ di aria pulita”. Rilevamenti, osservazioni e valutazioni sono di Legambiente e, come spiegato nel commento delle informazioni, si tratta di dati medi, e come tali non direttamente comparabili con le soglie di legge che invece si riferiscono ai valori di picco…

I monitoraggi effettuati dalla Carovana delle Alpi, l’annuale “spedizione” di Legambiente che analizza lo stato di salute delle nostre montagne, hanno puntato l’attenzione sull’ozono, gas tossico che si genera a causa dell’inquinamento atmosferico prodotto da traffico e industrie i cui effetti però si manifestano in modo accentuato sulla montagna alpina e prealpina.
“Disastrosa – afferma Legambiente nella sua comunicazione – la situazione a Livigno, il paradiso fiscale dei camionisti, che nel mese di luglio ha raggiunto concentrazioni medie di ozono pari a 139 microgrammi per metro cubo. Ma anche lo Zoncolan (Ud), storica tappa del giro d’Italia, si posiziona molto male facendo registrare quantità di gas tossico pari a 125 μg/mc. Sul terzo gradino del podio delle località peggiori troviamo infine Ponte di Legno (Bs), con valori superiori ai 103 μg/mc.
Sono preoccupanti quindi i dati sull’inquinamento atmosferico rilevati anche quest’estate da Legambiente in diverse località montane e la situazione, sia pure alleviata da una stagione caratterizzata da frequenti passaggi di perturbazioni sull’arco alpino, resta allarmante specie nelle aree più vicine alla metropoli lombarda, in particolare in Alta Valtellina e Alta Valle Camonica. Mediocre la qualità dell’aria sull’arco alpino occidentale, dove ad esempio a Limone Piemonte (Cn) la concentrazione di gas tossico è stata pari a 89 μg/mc mentre nelle valli di Susa e d’Aosta il quadro è risultato leggermente migliore”.
“L’inquinamento d’alta quota – è l’opinione di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – è un effetto collaterale della principale attività economica delle Alpi, quella turistica, con milioni di visitatori che raggiungono le località alpine con l’automezzo privato per mancanza di alternative confortevoli e affidabili. Ben diverse sono le politiche che dovrebbero essere attivate se l’Italia finalmente attuasse l’accordo internazionale, la Convenzione delle Alpi, il cui recepimento, datato 1999, è una delle più disapplicate tra le leggi in campo ambientale. Puntare sulla mobilità collettiva vuol dire mettere in campo investimenti che vanno a beneficio non solo dei turisti, ma anche degli abitanti delle migliaia di borghi che costellano l’arco alpino italiano”.
“Le catene montuose – aggiunge Damiano Di Simine, responsabile dell’Osservatorio Alpi di Legambiente – sono ambienti particolarmente sensibili agli inquinamenti, specialmente ad alta quota per questo tutti i Paesi confinanti stanno sviluppando politiche e programmi che puntano a ridurre il traffico stradale attraverso disincentivi fiscali e grandi investimenti ferroviari. In Italia siamo invece al paradosso, di cui Livigno è la punta dell’iceberg: paradiso di camionisti e automobilisti che congestionano il ‘piccolo Tibet’ per fare la fila ai distributori di carburante a basso costo in virtù di un anacronistico ed iniquo privilegio fiscale”.

Misurazioni di ozono realizzate dai volontari di Legambiente nella Carovana delle Alpi 2008 nel periodo 25 giugnio/15 luglio. DATI MEDI
Limone Piemonte (CN), Alpi Liguri, quota 1000mt, 89 μg/mc. Giudizio: mediocre
Susa (TO), Alpi occidentali, quota 500mt, 71 μg/mc. Giudizio: mediocre
Courmayeur (AO), Alpi occidentali, quota 1200mt, 70 μg/mc. Giudizio: mediocre
Pontedilegno (BS), Alpi Retiche, quota 1300mt, 104 μg/mc. Giudizio: scarsa
Bormio (SO), Alpi Retiche, quota 1200mt, 81 μg/mc. Giudizio: mediocre
Livigno (SO), Alpi Retiche, quota 1800mt, 139 μg/mc. Giudizio: pessima
Bolzano, Alpi Retiche, quota 300mt, 55 μg/mc. Giudizio: buona
Ortisei (BZ), Dolomiti, quota 1200mt, 68 μg/mc. Giudizio: buona
Siusi (BZ), Dolomiti, quota 1000mt, 62 μg/mc. Giudizio: buona
Moena (TN), Dolomiti, quota 1200mt, 31 μg/mc. Giudizio: ottima
Cortina (BL), Dolomiti, quota 1200mt, 64 μg/mc. Giudizio: buona
Rivamonte (BL), Dolomiti, quota 1000mt, 67 μg/mc. Giudizio: buona
Forni di Sopra (UD), Carnia, quota 900mt, 56 μg/mc. Giudizio: buona
Zoncolan (UD), Carnia, quota 1500mt, 125 μg/mc. Giudizio: pessima

Commento tecnico ai dati da parte di Legambiente – Pur essendo dati medi, e come tali non direttamente comparabili con le soglie di legge che invece si riferiscono ai valori di picco, che normalmente si misurano nelle ore più luminose della giornata e nei giorni di buona insolazione e calma di vento, è possibile dire che una misura media su base bisettimanale superiore a 70 microgrammi/mc implica una elevata probabilità che vi sia stato almeno un superamento delle soglie di informazione (180 microgrammi/mc), mentre una concentrazione superiore a 120 mg/mc implica un superamento sistematico della soglia di attenzione e almeno un probabile superamento della soglia di allarme (240 microgrammi/mc). Trattandosi di inquinamento secondario la cui origine (precursori) è in gran parte remota, i livelli di inquinamento sono funzione delle condizioni meteorologiche (correnti dominanti,velocità dei venti, radiazione solare al suolo, ecc.) e altimetriche, oltre che di distanza dalle principali fonti emissive, corrispondenti alle grandi aree urbane e industriali e alle grandi infrastrutture di trasporto stradale.

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