Viviamo di turismo. Tutti.

Chi sostiene il contrario si sbaglia o è in malafede: in Alta Valtellina (dovrei dire Alta Rezia…) nessuno è “esente” dall’influsso che il comparto turistico esercita sull’economia. Mi si dirà, ad esempio, che chi alleva mucche, chi coltiva prati, chi progetta case, chi cura ammalati, chi dice messa, col turismo non c’entra. Non è vero.

 

Perché il turismo è il vero ed unico motore economico delle nostre valli e, senza di esso, la depressione sarebbe talmente forte da spingerci – come d’altronde avveniva in passato – ad emigrare. Allora i nostri paesi si spopolerebbero e torneremmo a quell’economia rurale che, a causa della rigidezza del clima ed alle condizioni geografiche non idonee, consentirebbe una stentata sopravvivenza a pochi irriducibili.

Direte: bella scoperta!

 

Lo so, non ho scoperto nulla. Quanto detto è chiaro a tutti.

Ma se lo è, mi chiedo, perché facciamo così poco per mantenere in vita questa risorsa? Crediamo forse che i regali che il buon Dio ci ha dato (luoghi incantevoli, acque termali, neve, ecc.) siano sufficienti per far sì che, da qui all’eternità, un flusso costante di turisti faccia a gara per venire a versare i propri (sudati) risparmi nelle nostre tasche?

Sembra proprio che questa sia la nostra convinzione: basta osservare lo stato pietoso in cui si trovano ad operare gli uffici turistici, con personale ridotto, senza attrezzature adeguate, senza coordinamento, senza obiettivi e, spesso, in concorrenza tra loro.

La cosa preoccupante è che, negli ultimi anni, per risolvere questi problemi pare si sia individuata come possibile soluzione quella di creare delle nuove società. Con le stesse persone, le stesse idee, gli stessi problemi che c’erano prima. Come dire: l’auto non va più, diamogli una mano di bianco e vedrai che andrà meglio. Gli unici a star meglio, almeno finora, sono i notai ed i commercialisti. Buon per loro (ma forse non ne avevano bisogno…).

Il turismo, purtroppo o per fortuna, è cambiato: fino a non molti anni fa chi aveva un albergo poteva limitarsi, per lavorare, ad aprire le porte ed a trattare decentemente i Clienti, mentre oggi bisogna confrontarsi con una concorrenza globale per cui è necessario differenziarsi, mettersi in mostra, stimolare la Clientela, seguirla…

Ciò che manca al turismo delle nostre zone è una forte strategia comune, una pianificazione a medio-lungo termine, l’individuazione di un prodotto (o di un insieme di prodotti) chiaro e definito ed una comunicazione efficace che lo faccia conoscere ai potenziali Clienti. Oltre ad un’organizzazione unitaria che da un lato tracci le linee di indirizzo, formi gli operatori e verifichi la qualità dei servizi erogati, dall’altro accolga, informi, gestisca la Clientela.

Finché, dai piccoli ai grandi, dai privati agli Enti pubblici, continueremo a fare ciascuno a modo proprio, l'”Azienda Turismo” – vista come un tutt’uno – sarà sempre in balìa dei venti e delle onde, con il rischio reale di fare naufragio.

E allora forza, rimbocchiamoci le maniche ed uniamo i cervelli: creiamo un primo nucleo di imprenditori che inizi a mettere delle basi su cui poi altri, privati e pubblici, possano lavorare. Non tanto per noi quanto per i nostri figli ed i nostri nipoti, per scongiurare il pericolo che il loro futuro non sia in Valtellina.

Renato Fuchs

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4 Readers Commented

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  1. elisabetta on 31 agosto 2008

    ….. creiamo un primo nucleo di imprenditori che inizi a mettere delle basi su cui poi altri, privati e pubblici, possano lavorare……

    ergo, creiàmo una nuova società?????!!!!????

  2. renato on 1 settembre 2008

    No.
    Eliminiamone un po’, a scelta tra società, associazioni, pro-loco, cooperative, unioni, gruppi, consorzi… arriverei più in là, se potessi: eliminiamo anche i comuni e creiamone uno solo coincidente con la CMAV…
    Ma per far questo, bisogna partire da un “gruppo di pensiero” fatto da imprenditori che siano, magari, disposti ad investire tempo e denaro nella fase di studio. Se, poi, fosse necessario costituire una società, almeno sia una e non decine (con competenze sovrapposte)!

  3. Anna on 4 settembre 2008

    Concordo con Renato. Troppe associazioni, troppe teste, troppo di tutto. C’è bisogno di programmare seriamente e di collaborare. Se ciascuno coltiva il proprio giardino, alla fine, cosa si conclude?

  4. bormioevalli on 15 settembre 2008

    ELIMINIAMO I COMUNI !
    in un modo globalizzato che grazie alle nuove tecnologie diventa sempre più piccolo, ma che senso ha tenere in piedi i Comuni ?
    Certo che la soluzione è avere un’unica Comunità Montana ! avere i 5 comuni è solo fonte di sprechi, doppioni, litigi e campanilismi inutili.

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